Cassazione Penale, Sentenza n. 5379/2022 del 15/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Enderlin impugnava la sentenza di rinvio della Corte d'appello di Milano che lo aveva ritenuto responsabile del reato di riciclaggio (capo 6) e lo aveva condannato. Le censure riguardavano: 1) omissione di valutazione della richiesta di rinnovazione dell'istruttoria (memoria 29/10/2020); 2) manifesta illogicità della motivazione e affidamento esclusivo sulla testimonianza del luogotenente Allia, ritenuta non probatoria circa fatti di diretta conoscenza; 3) errori nella qualificazione e nella ricostruzione della condotta materiale di riciclaggio (contestazione della ricostruzione secondo cui il trasferimento IHC S.r.l. → Lascafive sarebbe stato simulato e destinato a scopi illeciti); 4) violazione del principio di correlazione imputazione-sentenza (art. 521 c.p.p.), per fatti descritti in sentenza diversi o più articolati rispetto al capo di imputazione; 5) vizio motivazionale circa l'elemento soggettivo (dolo) del reato contestato; 6) vizi nella determinazione della pena e nella mancata concessione della sospensione condizionale della pena.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Enderlin. Ha dichiarato inammissibili le censure relative alla mancata rinnovazione dell'istruttoria per genericità della richiesta e per l'interpretazione giurisprudenziale che limita l'obbligo di riaprire l'istruttoria al caso in cui le prove siano rilevanti e indispensabili ai fini del devolutum. Ha inoltre escluso la possibilità di rimettere in discussione in questa sede profili oggettivi già definitivamente trattati nei gradi precedenti (preclusione), ritenendo infondate le doglianze sulla correlazione tra imputazione e sentenza e la presunta violazione dell'art. 521 c.p.p. Sostanzialmente, la Corte ha ritenuto adeguata e non contraddittoria la motivazione della Corte d'appello sul punto del dolo: la stretta contiguità professionale e privata dell'imputato con il dominus Cavallini, il ruolo ricoperto (amministratore di Lascafive), i successivi passaggi di denaro e la parziale restituzione hanno formato un quadro indiziario sufficiente a escludere l'ignoranza sulla provenienza illecita dei fondi. Sono stati respinti anche i motivi sul trattamento sanzionatorio, considerati questioni di merito non sindacabili in cassazione. È stata confermata la condanna per il reato di riciclaggio (capo 6) e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese delle parti civili.
Norme richiamate
art. 627 cod. proc. pen.
La norma consente alle parti di chiedere la rinnovazione dell'istruttoria in caso di annullamento con rinvio, ma il giudice del rinvio decide con gli stessi poteri del giudice annullato e non è obbligato a riaprire l'istruttoria se le prove non risultano indispensabili e rilevanti rispetto al devolutum rescissorio
art. 603 cod. proc. pen.
Richiamata come parametro per valutare se le prove richieste siano indispensabili ai fini della decisione; il giudice del rinvio ammette prove nuove solo se necessarie per decidere
art. 521 cod. proc. pen.
Principio di correlazione tra imputazione e sentenza: la sentenza può integrare e precisare la ricostruzione fattuale alla luce degli elementi emersi in dibattimento purché gli elementi essenziali dell'addebito siano chiari e la difesa non sia privata della possibilità di difendersi
art. 648-bis c.p. comma 3
Riconosciuta come attenuante (circostanza applicata in misura specifica dalla Corte territoriale) con riferimento al reato di riciclaggio
art. 568 c.p.p. comma 4
Riferito nel quadro giurisprudenziale alla possibilità dell'imputato di impugnare una sentenza di proscioglimento per ottenere formula più favorevole; usato per spiegare limiti del devolutum e della preclusione
artt. 652 e 653 c.p.p.
Richiamati in relazione agli effetti delle diverse formule di proscioglimento nei giudizi civili e amministrativi, per spiegare l'interesse dell'imputato a ottenere formule più favorevoli
Massime di principio
- La richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in sede di giudizio di rinvio deve essere specifica: va indicato quali prove si vogliono assumere e perché sono rilevanti e indispensabili rispetto al devolutum; istanze generiche sono normalmente inammissibili.
- Il giudice di rinvio non è sempre obbligato a riaprire l'istruzione: può decidere sulla base degli atti già raccolti se ritiene di poter decidere; nuove prove si ammettono solo se rilevanti e necessarie per il perimetro limitato dalla sentenza rescindente.
- Questioni di fatto e profili oggettivi già definitivamente decisi nei gradi precedenti risultano preclusi e non sono rimediabili in Cassazione: le doglianze in Cassazione devono mirare a vizi di diritto o a macroscopiche illogicità/mancanza della motivazione.
- Nel reato di riciclaggio l'elemento soggettivo (dolo) può essere desunto da un complesso di elementi indiziari: ruolo dell'agente, rapporti stretti con i titolari dei proventi illeciti, inverosimiglianza della causale formale dell'operazione, successivi comportamenti concreti (es. ripartizioni, trasferimenti non giustificati, mancata restituzione) possono legittimare la conclusione del dolo o del dolo eventuale.
- La contestazione della violazione del principio di correlazione imputazione-sentenza è tempestiva laddove impugnata nel grado in cui la sentenza si discosta materialmente dall'imputazione; sollevare tale doglianza per la prima volta in Cassazione è spesso inammissibile se già poteva essere dedotta in grado di merito.
- Lamentare in Cassazione la determinazione della pena o la mancata concessione di benefici (es. sospensione condizionale) è in genere improprio salvo casi di manifesta illogicità o violazione di legge; tali profili sono principalmente di merito.
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