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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28589/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la domanda di ammissione alla detenzione domiciliare e respinto le richieste di affidamento in prova e semilibertà. Il ricorrente contestava: 1) l'erronea determinazione della durata residua della pena rilevata dal Tribunale di sorveglianza (2 anni, 11 mesi e 13 giorni), sostenendo che una pena di 3 anni era stata successivamente sostituita con detenzione domiciliare, pertanto la pena rimanente sarebbe di soli 6 mesi rendendo ammissibile la detenzione domiciliare; 2) l'ingiustificato giudizio negativo sulle prospettive di reinserimento lavorativo, poiché il ricorrente dichiarava di collaborare con una cooperativa sociale nella raccolta di materiali ferrosi e aveva riferito attività lavorativa al giudice dell'esecuzione.

La decisione

La Corte ha accolto il primo motivo: ha ritenuto che, successivamente alla domanda di misure alternative, una delle pene cumulate era stata sostituita con detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 95 d.P.R. n.150/2022, riducendo la pena residua a sei mesi. Per questo motivo ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla detenzione domiciliare e ha rinviato al Tribunale di sorveglianza per un nuovo giudizio sul punto, da svolgere tenendo conto della minore durata residua e delle informazioni acquisite dal giudice dell'esecuzione circa la disponibilità di un domicilio idoneo. Sulle restanti richieste (affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà) la Corte ha rigettato i motivi del ricorrente: ha confermato che il Tribunale aveva correttamente rilevato l'assenza di riscontri documentali sull'attività lavorativa dichiarata, la mancanza di partita IVA e l'indicazione, quale domicilio, di un immobile non abitabile, giustificando il rigetto delle misure alternative.

Norme richiamate

  • art. 95 d.P.R. 10 ottobre 2022, n. 150

    art. 95 d.P.R. 10 ottobre 2022, n. 150

    La Corte ha ritenuto applicata la disposizione nel senso che il giudice dell'esecuzione ha potuto disporre la sostituzione di una delle pene nel cumulo con detenzione domiciliare sostitutiva, riducendo la massa delle pene esecutive e incidendo sull'ammissibilità di misure alternative come la detenzione domiciliare

Massime di principio

  • Se, dopo la presentazione della domanda per misure alternative, intervenisse una sostituzione di pena che riduce la durata residua al di sotto dei limiti di legge per la detenzione domiciliare, il provvedimento che aveva negato la domiciliare per superamento del limite temporale può essere annullato e il giudice deve riesaminare la richiesta alla luce della nuova durata
  • Il carico probatorio circa la concreta possibilità di reinserimento lavorativo grava in larga misura sul richiedente: dichiarazioni generiche non suffragate da documenti (contratti, iscrizioni, dichiarazioni della cooperativa, partita IVA o altri riscontri) difficilmente sono idonee a provare l'esistenza di un percorso lavorativo stabile
  • La disponibilità di un domicilio idoneo è requisito sostanziale per l'accesso all'affidamento in prova e alla detenzione domiciliare; l'indicazione di un immobile non abitabile preclude l'ammissione se non vi sono elementi che attestino la sua effettiva idoneità
  • Il giudice dell'esecuzione e il Tribunale di sorveglianza devono coordinare le informazioni: dati acquisiti successivamente (es. sostituzione di pena, accertamenti sul domicilio) devono essere considerati nel nuovo giudizio sulle misure alternative
  • Una decisione parzialmente favorevole in cassazione (annullamento limitato e rinvio) comporta che il Tribunale di merito possa riesaminare liberamente la posizione tenendo conto dei nuovi elementi temporali e istruttori acquisiti

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