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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33395/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della Libertà che non ha ritenuto sussumibili i fatti nella più lieve fattispecie di cui all'art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990; dedotte anche censure sulla presunta illogicità e stereotipia della motivazione del giudice di merito, evidenziando la genericità degli elementi indiziari ("andirivieni" di vetture), gli esiti prevalentemente negativi della perquisizione domiciliare (assenza di materiale per il confezionamento e sostanze da taglio) e la non univoca rilevanza delle banconote rinvenute, elementi che a parere del ricorrente indicherebbero occasionalità e scarsa strutturazione dell'attività di spaccio

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse concreto e attuale: il giudice del riesame aveva già sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari presso l'abitazione del fratello, misura che è compatibile anche con l'ipotesi di cui all'art. 73, co. 5, DPR 309/90; pertanto la richiesta di diversa qualificazione giuridica del fatto non produceva per il ricorrente una utilità cautelare effettiva. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro tremila

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 73, comma 5

    Si discute la rilevanza della "ipotesi meno grave" per la qualificazione del fatto; la Corte osserva che la riclassificazione ai fini penali è rilevante ai fini dell'impugnazione solo se influisce sulla misura cautelare applicata

  • Codice di procedura penale, art. 309, comma 3

    Norma richiamata quale base formale per l'impugnazione dell'ordinanza del GIP (impugnazione contro la misura cautelare)

  • Codice di procedura penale, art. 280

    La Corte rileva che la sostituzione con gli arresti domiciliari è compatibile anche con l'ipotesi meno grave di cui all'art. 73, co. 5, e quindi la diversa qualificazione non avrebbe cambiato la misura

  • Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, art. 173, comma 1

    Richiamo al limite della motivazione del ricorrente nei termini strettamente necessari per la decisione

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata in relazione agli effetti dell'inammissibilità del ricorso e alla valutazione sull'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • Se il giudice del riesame ha già adottato una misura meno afflittiva (es. arresti domiciliari) la successiva impugnazione finalizzata esclusivamente a ottenere una diversa qualificazione del fatto (più lieve) può essere priva di interesse quando la riclassificazione non incide sui presupposti o sulla natura/durata della misura cautelare
  • L'interesse ad impugnare sussiste solo quando la diversa qualificazione giuridica possa concretamente modificare "l'an" o il "quomodo" della misura cautelare (ad es. escludere la possibilità della custodia in carcere o incidere sulla durata della misura)
  • La mera contestazione della motivazione del giudice di merito non è sufficiente se l'impugnazione non mira a ottenere una realistica utilità cautelare per l'indagato
  • Le risultanze investigative negative (mancato rinvenimento di strumenti per il confezionamento, assenza di sostanze) e la presenza di elementi indiziari generici possono essere oggetto di censura, ma la loro efficacia ai fini della qualificazione del reato va valutata in relazione all'effettiva incidenza sulla misura cautelare
  • In caso di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse il ricorrente può essere condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria

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