Sentenza n. 1038/2026 - Salerno, Sezione 2
per l’annullamento: A) dell'ordinanza n. 38 Reg. Ord. II Settore e n. 91 Reg. Gen. dell’1.03.2023 - successivamente notificata - adottata dal II Settore – Urbanistica, Edilizia e Personale – del Comune di Cava de' Tirreni, recante ingiunzione a demolire alcune opere ubicate alla Via Sant'Antuono di Cava de' Tirreni; B) della relazione tecnica prot. 935 del 5.1.2023, richiamata nel provvedimento impugnato sub A), ma sconosciuta alla ricorrente; C) dell'ordinanza n. 39 Reg. Ord. II Settore e n. 92 Reg. Gen. del 1°.3.2023 - successivamente notificata - adottata dal II Settore – Urbanistica, Edilizia e Personale – del Comune di Cava de' Tirreni, recante ingiunzione a demolire alcune opere ubicate alla Via Sant'Antuono di Cava de' Tirreni; D) della relazione tecnica prot. 935 del 5.1.2023, richiamata nel provvedimento impugnato sub A), ma sconosciuta alla ricorrente; E) di ogni altro presupposto connesso, collegato e/o conseguente ed in particolare, dei provvedimenti di acquisizione al patrimonio e di irrogazione della sanzione pecuniaria ex comma 3, 4 e 4-bis dell'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, indicati nei provvedimenti impugnati sub A) e C), allo stato non notificati né altrimenti conosciuti dal ricorrente;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Due ordinanze comunali di demolizione relative a opere ubicate in Via Sant'Antuono di Cava de' Tirreni, nonché la relazione tecnica istruttoria richiamata e gli eventuali conseguenti provvedimenti di acquisizione e sanzione pecuniaria
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria di due fabbricati, ubicati da decenni in area esterna al centro abitato, ha impugnato due ordinanze di demolizione adottate dal Comune all'esito della medesima attività di accertamento, deducendo plurime violazioni di legge ed eccesso di potere sotto vari profili sintomatici. Sono stati inoltre impugnati la relazione tecnica istruttoria richiamata nelle ordinanze e, in via eventuale, i provvedimenti di acquisizione al patrimonio comunale e di irrogazione della sanzione pecuniaria previsti dall'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001. Nel corso del giudizio la ricorrente ha presentato un'istanza di sanatoria ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001 e una separata SCIA di ripristino parziale per le opere ritenute non sanabili. Il Comune ha eccepito la sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che la presentazione dell'istanza di sanatoria rende inefficace l'ordinanza di demolizione e trasferisce l'interesse processuale sull'eventuale diniego di sanatoria. Il Ministero e la Soprintendenza hanno eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, non essendo stati dedotti vizi riferibili ad atti o comportamenti da loro adottati.
La decisione
Il TAR ha preliminarmente dichiarato il difetto di legittimazione passiva del Ministero della Cultura e della Soprintendenza, ritenendo che gli atti impugnati fossero ascrivibili esclusivamente al Comune di Cava de' Tirreni, e li ha estromessi dal giudizio. Quanto al Comune, ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La presentazione dell'istanza di sanatoria relativa alle opere oggetto delle ordinanze di demolizione ha infatti reso inefficaci i provvedimenti sanzionatori e ha fatto venir meno l'interesse attuale alla loro impugnazione: in caso di accoglimento della sanatoria, l'interesse alla demolizione viene meno definitivamente; in caso di diniego, il diniego stesso costituisce l'atto da impugnare, nel cui giudizio potranno essere riproposte le censure pertinenti. Il TAR ha inoltre richiamato il principio nemo potest venire contra factum proprium, osservando che la richiesta spontanea di sanatoria, quale condotta sostanziale incompatibile con l'affermazione giudiziale della piena legittimità delle opere, impedisce di utilizzare il ricorso contro la demolizione per sostenere tesi incompatibili con la successiva iniziativa amministrativa. Le spese sono state compensate tra le parti e il contributo unificato è stato dichiarato irripetibile.
Norme richiamate
art. 36 d.P.R. 380/2001
La presentazione dell'istanza di accertamento di conformità per le opere oggetto dell'ordinanza di demolizione incide sull'efficacia della sanzione e determina il venir meno dell'interesse attuale alla decisione dell'impugnazione demolitoria.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Richiamato per i provvedimenti conseguenti di acquisizione gratuita al patrimonio comunale e di irrogazione della sanzione pecuniaria connessi all'ingiunzione di demolizione.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
Massime di principio
- La presentazione di un'istanza di accertamento di conformità o di altra sanatoria edilizia relativa alle opere colpite da un'ordinanza di demolizione fa venir meno l'interesse attuale alla decisione del ricorso contro l'ordinanza, determinando l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
- La pendenza del procedimento di sanatoria sposta l'interesse contenzioso sull'eventuale diniego, espresso o tacito, della sanatoria: l'eventuale esito negativo dovrà essere impugnato quale atto presupposto, mentre l'esito favorevole elimina l'interesse alla demolizione.
- La presentazione spontanea di un'istanza di sanatoria, con riconduzione delle opere alla categoria degli abusi da regolarizzare, è incompatibile con la contestuale pretesa giudiziale di accertare la piena legittimità delle medesime opere, in applicazione del principio nemo potest venire contra factum proprium.
- La legittimazione passiva nel giudizio di annullamento spetta all'amministrazione cui sono direttamente imputabili gli atti impugnati; le amministrazioni non autrici degli atti e nei cui confronti non siano dedotte specifiche censure devono essere estromesse dal giudizio.
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