Sentenza del 07/02/2023 n. 7 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Trento
Imposte sui redditi delle società - Esterovestizione - Società estera controllata da società residente - Nozione di sede estera effettiva e operativa - Fattispecie.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Accertamento di esterovestizione: la PA aveva ricondotto la residenza fiscale della società con sede legale all'estero alla sede della controllante italiana sulla base della direzione strategica e del controllo. Il giudice ha valutato se identificare la "sede dell'amministrazione" o la "sede effettiva" unicamente dal luogo in cui si assumono le decisioni strategiche (o dalla sede della controllante) sia sufficiente oppure se, al contrario, occorra accertare la reale operatività e sostanza dell'entità estera.
La decisione
La sentenza ha affermato che la sola eterodirezione/controllo da parte della società residente non è di per sé sufficiente a trasferire la residenza fiscale della controllata all'Italia. Occorre verificare concretamente che la società estera non sia un costrutto artificiale: va accertata l'effettiva presenza fisica e operativa nel paese estero (locali, personale, attrezzature) e che l'attività sia svolta conformemente all'atto costitutivo/statuto. Pertanto l'accertamento tributario che presume l'esterovestizione deve basarsi su elementi oggettivi e verificabili; in mancanza di ciò l'accertamento non può essere confermato. In sostanza il giudice ha dato prevalenza alla prova di sostanza economica della controllata estera e ha imposto un accertamento «in concreto».
Norme richiamate
art. 73, comma 3, TUIR (D.P.R. n. 917/1986)
La nozione di residenza fiscale richiede una valutazione della 'sede dell'amministrazione' e della 'sede effettiva' ma non può essere applicata meccanicamente; occorre un accertamento concreto della effettiva attività estera della società.
art. 162, D.P.R. n. 917/1986
Le regole sulle imposte e sull'accertamento devono essere interpretate alla luce della necessità di evitare artifici: tuttavia l'eterodirezione non prova automaticamente l'assenza di autonomia della società estera; l'Amministrazione deve dimostrare che si tratta di una costruzione fittizia attraverso elementi oggettivi.
Massime di principio
- La capacità di controllo da parte della società madre non equivale automaticamente alla collocazione della sede effettiva della controllata nel paese della controllante.
- Per escludere la residenza estera occorre provare che la società estera sia un'entità priva di sostanza economica: l'onere probatorio grava sul fisco e richiede elementi oggettivi e verificabili.
- Gli elementi probatori rilevanti sono, tra gli altri, la presenza di locali adeguati, personale dipendente locale, attrezzature, contratti locali, conti bancari nel paese estero, fatturazione e conduzione operativa coerenti con l'oggetto sociale.
- La valutazione della sede effettiva deve essere compiuta caso per caso e in concreto, tenendo conto della natura dell'attività economica (es. società di servizi vs produzione richiedono diversi parametri di presenza fisica).
- La semplice assunzione di decisioni strategiche dalla controllante (riunioni, direttive) non elimina automaticamente l'autonomia giuridica e operativa della controllata; è necessario verificare la concreta possibilità della controllata di operare indipendentemente.
- Per le imprese: mantenere documentazione probante della sostanza (verbali locali, contratti, libri paga, locazioni, ordini, prove di operatività) riduce il rischio di contestazioni per esterovestizione.
- Gli accertamenti fiscali devono essere motivati e fondati su elementi verificabili da terzi; decisioni basate su presunzioni generiche sono vulnerabili al sindacato del giudice.
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