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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14602/2023 del 06/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva confermato la sua condanna per tentata estorsione ai danni di Livia Marinoni. Contestava che la Corte non avesse valutato che Marinoni e il suo convivente Popa Vasile Gicu costituissero un unico centro di interessi, sostenendo che la minaccia di azione civile fosse diretta in funzione del rapporto con il convivente e non potesse integrare estorsione; segnalava inoltre che Popa aveva successivamente ceduto crediti a Marinoni e che questa aveva eccepito compensazione nel successivo giudizio civile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e per reiterazione di doglianze già valutate, confermando la ricostruzione della Corte territoriale. È stato ritenuto che la minaccia di agire in sede civile, pur consistendo in un mezzo giuridico legittimo, fosse strumentale a ottenere la rinuncia a una azione promossa da un terzo (Popa) e quindi finalizzata a un profitto ingiusto, configurando così tentativo di estorsione ai sensi dell'art. 629 c.p. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante che Marinoni abbia poi acquisito crediti da Popa, considerandolo un fatto sopravvenuto e estraneo al momento della realizzazione del reato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La Corte interpreta la minaccia di esercitare un'azione civile come possibile mezzo legittimo che, se utilizzato per conseguire una rinuncia o un vantaggio estraneo al rapporto controverso (profitto ingiusto), integra la minaccia di un danno ingiusto e quindi il reato di estorsione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    art. 23 comma 8 D.L. n. 137/2020

    Richiamato in ordine alla trattazione del ricorso con contraddittorio scritto, procedura mediante la quale il ricorso è stato esaminato.

  • Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186 (giurisprudenza costituzionale)

    Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186

    Richiamata in relazione alla possibilità di dichiarare inammissibile il ricorso per colpa del ricorrente e alla precisa valutazione della rilevante entità di tale colpa ai fini della sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • L'uso di mezzi giuridici legittimi (es. la minaccia di agire in giudizio) può integrare il reato di estorsione se è finalizzato a ottenere vantaggi estranei al rapporto controverso, cioè un "profitto ingiusto".
  • Non è decisivo che la pretesa sia pretestuosa o che l'azione minacciata venga successivamente effettivamente esperita: rileva lo scopo e la finalità della minaccia al momento della condotta.
  • La convivenza tra persona offesa e terzi (es. il convivente che agisce) non automaticamente fonde i loro interessi giuridici; la minaccia diretta a influenzare l'azione di un terzo può integrare estorsione se mira a ottenere la rinuncia di quel terzo.
  • Eventi sopravvenuti (per esempio la successiva cessione di crediti o l'opposizione di compensazione) sono generalmente irrilevanti per la configurazione del reato se avvenuti dopo la realizzazione della condotta estorsiva.
  • In sede di impugnazione, riproporre doglianze già esaminate e motivate dal giudice di merito senza nuovi elementi può portare a dichiarare il ricorso manifestamente infondato e inammissibile; è necessario fornire nuovi profili di censura o di diritto.
  • Le conseguenze processuali della inammissibilità (spese e sanzioni pecuniarie) possono essere aggravate se la Corte ritiene che il ricorso sia stato proposto con colpa rilevante.

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