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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3849/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma in appello della condanna per estorsione aggravata (art. 629 e art. 61 n.7 c.p.). Il difensore deduceva: (1) violazione dell'art. 63 c.p.p. e inutilizzabilità della querela di Daniele Baleani perché sin dall'inizio individuato nelle indagini e quindi autoindizianti; (2) mancata applicazione delle regole di valutazione delle dichiarazioni previste dagli artt. 192, commi 3 e 4 c.p.p., ritenendo Baleani non terzo ma parte integrante dei reati edilizi collegati; (3) carenza di motivazione sulla credibilità di Baleani e sui riscontri esterni alle sue dichiarazioni; (4) assenza dell'elemento dell'ingiusto profitto poiché il credito della ditta sarebbe derivato da un contratto illecito e quindi non tutelabile; (5) mancanza del nesso causale tra minaccia e rinuncia al credito e carenza dell'elemento psicologico (possibile al più tentativo); (6) mancata applicazione dell'art. 56 c.p. (solo tentativo); (7) mancata valutazione e motivazione circa l'applicabilità della sanzione sostitutiva (detenzione domiciliare) ai sensi dell'art. 95 D.Lgs. 150/2022.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha deciso che: (i) non sussiste violazione dell'art. 63 c.p.p. perché Baleani non è mai stato formalmente indagato e non sussiste un collegamento probatorio tale da estendere l'inutilizzabilità; (ii) le dichiarazioni di Baleani risultano corroborate dalle ammissioni dello stesso Spinelli circa l'impegno a pagare e dall'assenza di pagamenti, pertanto la motivazione di merito è adeguata; (iii) le corti di merito hanno correttamente ritenuto sussistente l'ingiusto profitto derivante dalla rinuncia al credito conseguente alle minacce e il nesso causale tra minaccia e rinuncia; il fatto che Baleani abbia poi richiesto nuovamente il pagamento è irrilevante perché il reato si era già consumato; (iv) la qualificazione della fattispecie come art. 393 c.p. non può essere sollevata in cassazione perché non dedotta in appello; (v) la valutazione negativa sulla concessione della sanzione sostitutiva è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito ed è risultata logica e coerente; (vi) condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 7 cod. pen.

    Richiamato quale aggravante applicata nella condanna per le modalità del fatto

  • art. 63 cod. proc. pen.

    La Corte ha interpretato il divieto di utilizzazione delle dichiarazioni solo rispetto a soggetti formalmente indagati/imputati e in presenza di indizi a loro carico; non applicabile a dichiarante mai formalmente indagato

  • artt. 192, commi 3 e 4 cod. proc. pen.

    Norme sulla valutazione delle dichiarazioni di persone sospettate o coinvolte: la Corte ha ritenuto non applicabili in assenza della qualifica formale di indagato e di riscontri mancanti che giustifichino la limitazione

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione: confermata la sussistenza degli elementi costitutivi (minaccia, rinuncia al credito, ingiusto profitto)

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamata dalla difesa come possibile alternativa (estorsione vs. ritorsione/pressione): la Corte ha rilevato che tale questione non è stata dedotta in appello e pertanto è inammissibile in cassazione

  • art. 56 cod. pen.

    Regola sulla tentata consumazione: la Corte ha ritenuto che l'evento si era già verificato al momento delle minacce, escludendo il tentativo

  • art. 95 D.Lgs. 10 ottobre 2022 n. 150

    Norma sulle sanzioni sostitutive per pene brevi: la concessione è discrezionale e sottoposta ai criteri previsti dall'art. 133 c.p.; la Corte ha considerato corretta la valutazione negativa del giudice di merito

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la sostituzione delle pene detentive: il giudice deve valutare modalità del fatto e personalità del condannato; applicazione giudicata corretta nel caso

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione della condanna alle spese per il ricorrente in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte

  • D.P.R. n. 380/2001 (artt. richiamati)

    Riferimenti normativi ai reati edilizi contestati in sede istruttoria; la Corte ha ritenuto mancata connessione probatoria sufficientemente rilevante con l'estorsione

  • D.L.vo n. 42/2004 (art. 181 e altri)

    Riferimenti alla disciplina dei beni culturali richiamati in relazione ai lavori contestati, ma non ritenuti connessioni tali da escludere l'utilizzabilità delle dichiarazioni

Massime di principio

  • Le dichiarazioni rese da un soggetto sono inutilizzabili ai sensi dell'art. 63 c.p.p. solo se il dichiarante è formalmente indagato/imputato e sussistono indizi in ordine al reato per cui l'utilizzabilità viene contestata; la mera posizione sostanziale senza iscrizione formale non è sufficiente
  • Le dichiarazioni del presunto offeso possono essere valutate e ritenute decisionali se trovano riscontro in altre emergenze probatorie, comprese ammissioni del ricorrente o fatti oggettivi (es. mancato pagamento)
  • Il fatto che la presunta vittima successivamente riprenda la richiesta di pagamento non annulla automaticamente il reato di estorsione: rileva il momento e l'effetto della minaccia (se la rinuncia al credito si è materializzata dopo la minaccia, il reato può ritenersi consumato)
  • Questioni o qualificazioni giuridiche non dedotte davanti alla Corte d'appello non possono essere introdotte per la prima volta in cassazione: la Cassazione non è sede di novazione di questioni non devolute al giudice di appello
  • La valutazione sulla concessione di misure sostitutive o attenuanti è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito e può essere revocata in cassazione solo se la motivazione è manifestamente illogica o contraddittoria
  • Per contestare la utilizzabilità o la valutazione di dichiarazioni probatorie è essenziale dimostrare l'assenza di riscontri o la contraddittorietà in modo puntuale; valutazioni sintetiche o generiche difficilmente superano il vaglio di legittimità

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