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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10489/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Palermo ha rigettato l'istanza, proposta nell'interesse del condannato, di applicare la disciplina della continuazione tra tre giudicati: due sentenze del 2021, già tra loro unite in continuazione e relative ai reati di associazione di tipo mafioso e estorsione, e una sentenza del 2009 relativa a un concorso in estorsione aggravata, commesso a Palermo fino al 25 giugno 2008. Con il ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 81 c.p., sostenendo che il tribunale, pur avendo riconosciuto l'omogeneità delle fattispecie e modalità esecutive analoghe, avrebbe dato rilievo eccessivo e illogico alla distanza temporale fra i fatti, trascurando le deduzioni difensive sul medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: il provvedimento impugnato aveva motivato adeguatamente l'esclusione del medesimo disegno criminoso, valorizzando non solo l'omogenea natura dei reati, ma soprattutto la notevole distanza temporale tra i fatti già uniti in continuazione, commessi nel periodo 2017-2019, e quello oggetto della sentenza del 2009, inoltre perpetrato con soggetti diversi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede il medesimo disegno criminoso; la verifica di tale presupposto è apprezzamento di merito censurabile solo per vizi effettivi di motivazione o violazione di legge, non per una mera richiesta di rivalutazione del fatto.

  • artt. 416-bis c.p.

    Richiamato come uno dei reati oggetto delle sentenze già unite in continuazione.

  • art. 629 c.p.

    Richiamato come reato di estorsione oggetto delle sentenze considerate ai fini della continuazione.

  • art. 416.1 c.p.

    Richiamato come ulteriore reato oggetto delle sentenze già unite in continuazione.

  • artt. 110 c.p. e 629, secondo comma, c.p.

    Richiamati come titolo del reato oggetto della sentenza più risalente, rispetto alla quale si chiedeva la continuazione.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione della continuazione ex art. 81 c.p. il giudice deve verificare l'esistenza del medesimo disegno criminoso sulla base di un apprezzamento complessivo degli elementi del caso, potendo attribuire rilievo anche alla distanza temporale tra i fatti.
  • La notevole distanza temporale tra reati omogenei è un elemento sintomatico idoneo a escludere, se congruamente valorizzato, l'unicità del disegno criminoso.
  • La circostanza che i reati siano della stessa specie o presentino modalità esecutive analoghe non basta, da sola, a fondare la continuazione se il giudice di merito evidenzia elementi contrari, come il diverso contesto temporale e soggettivo.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una diversa lettura del compendio fattuale quando la decisione impugnata sia sorretta da motivazione non manifestamente illogica; il ricorso che mira solo a una rivalutazione del merito è inammissibile.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non emergono elementi per escludere la colpa nella causa di inammissibilità, segue la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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