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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36229/2023 del 30/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugna l'ordinanza che ha unificato, ai sensi dell'art. 81 cod. pen. (secondo comma), le condanne risultanti da sentenze distinte e ha determinato una pena unica per reato continuato. Denuncia errori nella determinazione della pena base (non tener conto della diminuzione per il rito abbreviato), aumenti per continuazione parametrati in modo difforme rispetto alla cognizione e privi di motivazione adeguata, nonché l'esclusione ingiustificata della continuazione con il reato di evasione (art. 385 c.p.) nonostante la sua natura strumentale.

La decisione

Il giudice ha accolto il ricorso; l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Bologna per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che il Tribunale dell'esecuzione abbia errato nel fissare la pena base senza tener conto della diminuzione per il rito abbreviato, nell'applicare aumenti per i reati satellite in misura non coerente con le precedenti determinazioni e senza chiarire se detti aumenti fossero calcolati al netto della diminuente; inoltre la motivazione circa l'assenza di un unico disegno criminoso tra l'evasione e gli altri reati è stata ritenuta apodittica e insufficiente.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sulla continuazione fra reati: va individuato il reato più grave e determinata la pena unica tenendo conto delle regole di cumulo e degli aumenti; la Corte richiama il principio consolidato che nella continuazione fra sentenze emesse con rito abbreviato la pena base va assunta nella misura precedente all'applicazione della diminuente, quindi sull'aumento per continuazione si calcola la diminuente in un secondo tempo

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'istanza di applicazione della continuazione in sede esecutiva; il giudice dell'esecuzione deve valutare l'unitarietà del disegno criminoso e motivare adeguatamente la decisione

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione applicata per individuare la pena di riferimento (pena correlata al reato ritenuto più grave) in sede esecutiva; la Corte ha rilevato che la pena di riferimento è stata però indicata senza tener conto della diminuzione per il rito abbreviato

  • art. 442 cod. proc. pen.

    Riferimento alla diminuzione di pena per il rito abbreviato; la decisione deve considerare l'ordine corretto del calcolo: pena base pre-diminuzione, applicazione degli aumenti per continuazione, e solo dopo il computo complessivo la diminuzione per il rito abbreviato

Massime di principio

  • Quando si unificano condanne emesse in distinti giudizi con rito abbreviato, la pena base va assunta nella misura precedente all'applicazione della diminuente per il rito abbreviato; gli aumenti per continuazione si applicano su tale pena base e solo dopo si computa la diminuente sull'intero così ottenuto
  • In sede esecutiva il giudice deve esplicitare chiaramente il calcolo della pena unica (indicando passaggi e importi), specificando se gli aumenti sono stati calcolati al lordo o al netto della diminuente per evitare trattamenti sanzionatori peggiorativi
  • La decisione di escludere la continuazione tra reati richiede motivazione specifica e non affermazioni apodittiche: va valutata l'unitarietà del disegno criminoso e la strumentalità di atti quali l'evasione rispetto ad altri reati
  • In caso di discrepanze tra la dosimetria operata dal giudice della cognizione e quella esecutiva, il giudice dell'esecuzione deve adeguare la motivazione e rispettare i principi consolidati dalla giurisprudenza di legittimità
  • Se la motivazione è contraddittoria o incompleta sul punto cruciale (es. misura finale della pena o calcolo della diminuente), la via corretta è l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio

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