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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21308/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Carmine Fascia ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva rigettato la sua istanza di riparazione per ingiusta detenzione subita in relazione a un'accusa di detenzione e cessione di 500 gr. di eroina, dalla quale era stato poi assolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste (art. 530, comma 2, c.p.p.). Nel ricorso di cassazione il ricorrente deduceva inosservanza e erronea applicazione dell'art. 314 c.p.p., nonché carenze della motivazione (art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.). In sintesi: contestava che la Corte d'appello avesse fondato il rigetto sull'esistenza di «colpa grave» ricavata soprattutto dalle captazioni e dalle dichiarazioni del correo Ferrentino senza valutare adeguatamente gli elementi "endoprocedimentali" forniti da Fascia (in particolare i chiarimenti resi in sede di interrogatorio) e senza spiegare chiaramente perché le condotte contestate costituissero quella concausa necessaria per escludere l'equo indennizzo.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato per carenza motivazionale. Ha richiamato il principio secondo cui il giudice della riparazione deve valutare tutti gli elementi probatori disponibili con valutazione ex ante e autonoma rispetto al giudizio di merito, verificando se la condotta dell'indagato abbia concorso, con dolo o colpa grave, a determinare la falsa apparenza di configurabilità del reato. Pur ritenendo in astratto possibile che "frequentazioni ambigue" o condotte indicative di contiguità possano integrare colpa grave, la Corte ha rilevato che la Corte d'appello non ha considerato i chiarimenti resi da Fascia in sede di interrogatorio (la sua condotta endoprocedimentale) e quindi non ha compiuto una valutazione completa circa il mantenimento della misura cautelare. Per tal motivo la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio alla Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio, rimettendo a quella sede anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    art. 314 c.p.p. (riparazione per ingiusta detenzione)

    Il giudice della riparazione deve valutare ex ante e autonomamente se l'indagato abbia dato o concorso a dar causa all'ingiusta detenzione con dolo o colpa grave, esaminando tutti gli elementi probatori e confrontando la condotta dell'indagato con le ragioni dell'ordinanza che ha disposto la misura

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 530, comma 2, c.p.p. (assoluzione perché il fatto non sussiste)

    La sentenza irrevocabile di assoluzione per mancata sussistenza del fatto è titolo per la richiesta di riparazione, purché non emerga che il richiedente abbia concorso con dolo o colpa grave a determinare l'ingiusta detenzione

  • art. 110 cod. pen.

    art. 110 c.p. (concorso di persone nel reato)

    Norma richiamata come parte della fattispecie penale contestata nella vicenda da cui è nata la detenzione cautelare

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990

    art. 73 d.P.R. 9/10/1990 (disciplinante reati in materia di stupefacenti)

    Fornisce la cornice normativa del reato di spaccio/detenzione di stupefacenti contestato; la sentenza richiama che le indagini e la misura cautelare erano relative a tali reati

  • art. 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990

    art. 80, comma 2, d.P.R. 9/10/1990

    Richiamato tra le norme collegate alla fattispecie in materia di stupefacenti oggetto dell'istruttoria

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p. (motivazione del ricorso per cassazione)

    Individua i vizî di motivazione e di applicazione della norma dedotti nel ricorso di cassazione; il ricorso invocava tali vizi rispetto all'art. 314 c.p.p. e alla motivazione della Corte d'appello

  • art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    art. 23, d.l. 28/10/2020, n. 137 (sul deposito delle conclusioni scritte)

    Norma invocata per regolare il deposito delle conclusioni scritte da parte di Procura generale e Avvocatura generale nello specifico procedimento

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione ex art. 314 c.p.p. deve procedere a una valutazione autonoma ed ex ante rispetto al merito del processo per verificare se l'indagato abbia con dolo o colpa grave concorso a cagionare l'ingiusta detenzione; non si tratta di rimettere in discussione l'assoluzione ma di verificare la rilevanza causale della condotta dell'interessato rispetto alla falsa apparenza del reato
  • Possono integrare colpa grave, idonea a escludere il diritto all'indennizzo, anche comportamenti gravemente colposi come "frequentazioni ambigue" o condotte indicative di contiguità con soggetti coinvolti in attività illecite, purché il giudice fornisca adeguata motivazione circa la loro oggettiva idoneità a costituire indizi di complicità in relazione al provvedimento restrittivo
  • La motivazione della Corte di merito deve valutare tutti gli elementi rilevanti, inclusi gli elementi "endoprocedimentali" (per esempio chiarimenti o dichiarazioni rese dall'indagato in interrogatorio) quando sono stati esplicitamente dedotti nella richiesta di riparazione; l'omissione di tale valutazione è vizio che può portare all'annullamento
  • Il nesso di causalità o concausalità tra la condotta del richiedente e l'adozione della misura cautelare deve essere logicamente spiegato e confrontato con le ragioni poste a fondamento dell'ordinanza cautelare; non è sufficiente un generico riferimento a comportamenti illeciti non collegati specificamente al provvedimento
  • In casi analoghi, per tutelare la possibilità dell'indennizzo, il difensore dovrebbe curare che nella istanza di riparazione siano espressamente dedotti e documentati tutti gli elementi processuali e extraprocessuali, comprese le dichiarazioni rese dall'indagato, affinché il giudice della riparazione li valuti esplicitamente

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