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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12533/2023 del 24/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la condanna per furto aggravato. Due motivi: 1) inosservanza di norma processuale - inutilizzabilità delle prove assunte in primo grado all'udienza del 24/02/2019 dinanzi a giudice diverso da quello che ha poi pronunciato la sentenza; 2) violazione di legge e vizio di motivazione - contestazione del riconoscimento dell'aggravante di cui al n.7 dell'art. 625 c.p., poiché la borsa sottratta sarebbe stata lasciata incustodita nell'autovettura per libera scelta del proprietario.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto manifestamente infondato il vizio processuale, richiamando la giurisprudenza secondo cui, in caso di rinnovazione del dibattimento per mutamento del giudice, non è necessario il consenso delle parti alla lettura degli atti già assunti quando non è stata richiesta o non è più possibile la ripetizione degli esami testimoniali. In concreto nessuna parte aveva chiesto la rinnovazione dell'istruttoria. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per essere formulato in termini generici: la corte territoriale aveva motivato il riconoscimento dell'aggravante ritenendo che la borsa fosse stata lasciata nell'autovettura per necessità (impossibilità a portarla durante un'escursione in montagna) e il ricorrente non ha fornito elementi concreti per confutare tale valutazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen., n. 7

    La corte territoriale ha ritenuto applicabile l'aggravante perché il bene (borsa) era stato lasciato nell'autovettura per necessità e non per libera scelta del proprietario; pertanto la fattispecie aggravata è stata confermata.

  • Sez. U, n. 41736 del 30/05/2019 (Bajrami), Rv. 276754

    Principio di diritto secondo cui, in caso di rinnovazione del dibattimento per mutamento del giudice, il consenso delle parti alla lettura degli atti già assunti non è necessario con riguardo agli esami testimoniali la cui ripetizione non abbia avuto luogo perché non richiesta, non ammessa o non più possibile.

Massime di principio

  • Se in dibattimento cambia il giudice, le prove già acquisitedal precedente giudice non diventano automaticamente inutilizzabili: non è necessario il consenso delle parti alla lettura degli atti quando non è stata chiesta o non è possibile la ripetizione delle audizioni testimoniali.
  • Un motivo di impugnazione avente funzione di censura della valutazione delle prove va formulato con specificità: deduzioni generiche sulla mancata considerazione di circostanze non sono sufficienti a rendere ammissibile il motivo e a ribaltare la valutazione del giudice di merito.
  • Quanto all'aggravante per il luogo o le modalità della sottrazione (es. cosa lasciata nell'autovettura), il giudice valuta la sussistenza sulla base delle circostanze concrete; se il proprietario ha lasciato il bene per necessità ciò può essere valutato per escludere la libera scelta, ma l'onere di dimostrare il contrario spetta a chi impugna la valutazione.
  • In procedimenti penali, la parte che impugna deve fornire elementi fattuali e argomentativi specifici per dimostrare l'errore di diritto o di fatto della decisione impugnata; altrimenti il motivo può essere dichiarato inammissibile per genericità.
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare la condanna alle spese processuali e, in Cassazione, al pagamento di somme alla Cassa delle ammende.

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