Sentenza n. 196/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l’ACCERTAMENTO DELL’ILLEGITTIMITA’ del silenzio formatosi sulla richiesta di appuntamento per formalizzare l’istanza di visto per motivi di studio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sulla richiesta di fissazione di un appuntamento presso l’Ambasciata d’Italia a Islamabad per formalizzare l’istanza di visto per motivi di studio
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. per ottenere l’accertamento dell’illegittimità del silenzio formatosi sulla richiesta di appuntamento necessaria a formalizzare la domanda di visto per motivi di studio. La controversia riguarda l’omessa attivazione della fase preliminare del procedimento di rilascio del visto da parte della competente sede diplomatico-consolare. Il ricorrente ha sostenuto, implicitamente accolto dal Collegio, che la richiesta di appuntamento costituisca un’istanza in senso tecnico e che l’amministrazione sia tenuta a provvedere entro il termine complessivo previsto per la conclusione del procedimento.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, ai fini dell’azione avverso il silenzio, siano necessari un obbligo di provvedere in capo alla sede diplomatico-consolare e l’inerzia protratta oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento. La fissazione dell’appuntamento per formalizzare la domanda di visto è stata qualificata come fase preliminare integrante il procedimento amministrativo di rilascio del visto, non sottratta al sindacato del giudice amministrativo. La richiesta di appuntamento è stata equiparata a un’istanza in senso tecnico, idonea a far sorgere l’obbligo di provvedere e a impedire un arresto procedimentale. Il termine complessivo del procedimento, comprensivo della fase di fissazione dell’appuntamento, non può superare 90 giorni ai sensi dell’art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999. Il Ministero è stato condannato a convocare il ricorrente con la massima sollecitudine e comunque entro 15 giorni dalla comunicazione della sentenza. Le spese di lite sono state compensate, salvo il rimborso del contributo unificato eventualmente versato, in ragione della durata non significativamente estesa dell’inerzia e delle obiettive difficoltà organizzative rappresentate dall’amministrazione.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l’azione avverso il silenzio; il giudice può accertare l’illegittimità dell’inerzia amministrativa e ordinare all’amministrazione di provvedere.
art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999
Il termine complessivo per la conclusione del procedimento di rilascio del visto, comprensivo della fase preliminare di fissazione dell’appuntamento, non può superare 90 giorni.
art. 60 c.p.a.
La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata.
Massime di principio
- La richiesta di fissazione di un appuntamento presso una sede diplomatico-consolare, quando l’appuntamento è necessario per formalizzare una domanda di visto, costituisce un’istanza in senso tecnico e può far sorgere l’obbligo dell’amministrazione di provvedere.
- La fase di fissazione dell’appuntamento per la formalizzazione della domanda di visto è parte integrante del procedimento amministrativo di rilascio del visto e non può essere sottratta al sindacato del giudice amministrativo.
- Ai fini dell’azione avverso il silenzio, l’inerzia della sede diplomatico-consolare nella fissazione dell’appuntamento configura un arresto procedimentale quando si protrae oltre il termine complessivo previsto per la conclusione del procedimento.
- Il termine complessivo per la conclusione del procedimento di rilascio del visto, comprensivo della fase preliminare di convocazione del richiedente, non può superare 90 giorni ai sensi dell’art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999.
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