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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12730/2025 del 02/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato le istanze di detenzione domiciliare, affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà. Il ricorrente denunciava vizi di motivazione e violazione dell'art. 4-bis (normativa ostativa), rilevando la regolare condotta carceraria, la partecipazione ai programmi rieducativi, l'assenza di fatti recidivi denunciati dalla difesa e la mancata valutazione da parte del Tribunale del pericolo di recidiva, dei legami con ambienti delinquenziali e della pericolosità sociale.

La decisione

Il ricorso è stato ritenuto infondato e rigettato. La Corte ha confermato che il Tribunale di Sorveglianza ha legittimamente ritenuto necessaria una graduale apertura verso l'esterno e un ulteriore periodo di osservazione nonostante elementi comportamentali positivi, alla luce della gravità dei reati (associazione mafiosa, ruolo apicale), della verosimile contiguità con ambienti di livello elevato e della pendenza di un procedimento relativo alla remissione del debito che incide sull'applicabilità delle misure alternative ai sensi dell'art. 4-bis. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 4-bis legge 26 luglio 1975, n. 354 (normativa sull'esecuzione penale)

    Le disposizioni ostative si applicano ai condannati per reati di prima fascia: chi non ha collaborato deve dimostrare l'adempimento delle obbligazioni civili o l'assoluta impossibilita' di adempierle per accedere alle misure alternative; l'esistenza di un procedimento relativo alla remissione del debito può giustificare l'attesa.

  • art. 671 c.p.p.

    Richiamata in relazione alla rideterminazione della pena mediante ordinanza della Corte di Appello; non centrale ai fini delle misure alternative ma parte del quadro processuale del cumulo delle sentenze.

  • art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso)

    I reati di tipo mafioso e il ruolo di rilievo assunto dal detenuto giustificano, secondo la giurisprudenza richiamata, un maggior rigore nell'accesso alle misure alternative e la necessità di prove ulteriori di adattamento.

  • art. 648-ter c.p. (impiego di denaro di provenienza illecita)

    Fatto contestato nel capo di condanna; contribuisce alla valutazione della gravità complessiva del quadro criminoso rilevante per la decisione sulle misure alternative.

Massime di principio

  • Il tribunale di sorveglianza può legittimamente richiedere un periodo ulteriore di osservazione e l'esperimento di permessi/altre misure premiali prima di concedere detenzione domiciliare, semilibertà o affidamento, anche se il detenuto ha tenuta comportamentale positiva.
  • Per i reati di tipo mafioso o per condannati con ruolo apicale la valutazione delle misure alternative richiede specifica attenzione al rischio di recidiva e ai legami con ambienti delinquenziali; una motivazione che evidenzi la gradualità dell'apertura verso l'esterno è sufficiente se ancorata agli elementi di fatto.
  • In presenza di norme ostative (art. 4-bis), il detenuto deve dimostrare l'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dalla condanna o l'assoluta impossibilita' a farlo; la pendenza di procedimenti relativi alla remissione del debito può giustificare il differimento delle misure alternative.
  • La difesa, per contrastare un rigetto, deve produrre prove concrete e circostanziate sull'assenza di pericolo di recidiva, sulla disconnessione dai contesti criminali e sull'effettiva impossibilita' a soddisfare obbligazioni civili, non limitandosi a generiche affermazioni di buona condotta.
  • Una motivazione giudiziale che documenti i presupposti per attendere ulteriori accertamenti (uso non ancora compiuto di permessi premio, pendenze giudiziarie economiche, ruolo nel sodalizio) è di norma considerata adeguata dalla giurisprudenza.

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