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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17871/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del Giudice di Pace di Monza che aveva dichiarato il ricorrente responsabile del reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 25/7/1998, n. 286 (soggiorno illegale in violazione dell'ordine di allontanamento). Il difensore ha dedotto un unico motivo articolato in due punti: carenza o insufficiente motivazione in relazione all'esistenza di un "giustificato motivo" che avrebbe impedito l'ottemperanza all'ordine di allontanamento; omessa valutazione della richiesta di proscioglimento ex art. 34 d.lgs. 28/8/2000, n. 274 (esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha dichiarato inammissibile e manifestamente infondato il motivo relativo al "giustificato motivo" perché generico e privo di allegazioni concrete (l'onere probatorio grava sull'interessato; il mero disagio socio-economico non è sufficiente). Ha invece accolto la censura circa l'omessa valutazione dell'istanza ex art. 34/2000, rilevando che il Giudice di Pace non ha pronunciato sul proscioglimento per particolare tenuità del fatto richiesto dalla difesa. Perciò ha annullato la sentenza limitatamente a tale profilo e ha disposto il rinvio al Giudice di Pace di Monza in diversa persona fisica per un nuovo giudizio libero sull'applicazione dell'art. 34/2000. Nella parte relativa al giustificato motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 5-ter, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Norma che sanziona la permanenza nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanamento. Nel caso di specie il Giudice di Pace aveva ritenuto integrata la condotta prevista da tale disposizione (ritenuta responsabilità dell'imputato per essersi trattenuto senza giustificato motivo).

  • art. 34, d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274

    Prevede l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; va applicata al fatto concreto e non alla fattispecie astratta. Il giudice deve valutare congiuntamente gli indici previsti dal legislatore (esiguità del danno o del pericolo, occasionalità della condotta, basso grado di colpevolezza, eventuale pregiudizio sociale per l'imputato) e può operare anche per reati di pericolo astratto come l'ingresso o il soggiorno illegale.

Massime di principio

  • La sussistenza di un "giustificato motivo" che esclude il reato per inosservanza dell'ordine di allontanamento deve essere allegata con elementi concreti; la mera difficoltà economica o il disagio socio-economico non sono di per sé sufficienti.
  • L'istanza di applicazione dell'art. 34/2000 (particolare tenuità del fatto) deve essere valutata dal giudice sul fatto concreto; l'omessa valutazione costituisce vizio e può portare all'annullamento e al rinvio.
  • Per valutare la particolare tenuità occorre considerare congiuntamente vari indici (esiguità del pericolo/danno, occasionalità, basso grado di colpevolezza, pregiudizio per lavoro/studio/famiglia/salute): la loro presenza può giustificare l'esclusione della punibilità anche nei reati di illecito soggiorno.
  • Difensore e imputato devono formulare chiaramente e documentare le istanze volte a ottenere il proscioglimento ex art. 34, fornendo elementi concreti sulla tenuità e sugli eventuali pregiudizi derivanti dal procedimento.
  • Se il giudice di merito non si pronuncia su una richiesta di esclusione della punibilità prevista dalla legge, la cassazione può annullare la sentenza e disporre il rinvio a diverso giudice per un nuovo esame.

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