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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22502/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La lite nasce da un giudizio di regolamento di confini tra fondi contigui siti nel Comune di Azzano Decimo, nel quale il proprietario di alcuni mappali ha chiesto l'accertamento della linea di confine e il rilascio della porzione asseritamente occupata dall'altro proprietario. Il convenuto ha resistito proponendo domanda riconvenzionale per far accertare: a) l'esistenza di una servitù di passaggio a favore di un proprio fondo, dedotta ora come acquisita per destinazione del padre di famiglia, ora come derivante da titolo; b) l'usucapione della proprietà di un ulteriore mappale. I giudici di merito hanno accolto solo la domanda principale sul confine, rigettando le pretese riconvenzionali. In cassazione il soccombente ha proposto sette motivi: 1) nullità per vizio di motivazione sulla declaratoria di inammissibilità/tardività della domanda di accertamento della comunione della strada ex collatione privatorum agrorum; 2) violazione dell'art. 345 c.p.c. e dell'art. 112 c.p.c. per avere ritenuto nuova tale domanda; 3) omesso esame di fatti decisivi nella individuazione del confine; 4) violazione dell'art. 1062 c.c. per non avere considerato che la servitù pattizia e quella per destinazione del padre di famiglia sarebbero diverse e potenzialmente coesistenti; 5) violazione dell'art. 1062 c.c. per l'erronea esclusione di opere apparenti; 6) nullità della sentenza per contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili in relazione al rigetto della prova sull'interversione del possesso e all'usucapione del mappale; 7) violazione del D.M. 55/2014 e dell'art. 15 c.p.c. sulla liquidazione delle spese di appello, assunte in misura sproporzionata rispetto al valore della lite. La Corte ha reputato infondati o inammissibili i primi sei motivi, ma ha accolto il settimo perché nelle controversie immobiliari il valore va determinato, se risultante dagli atti, secondo il criterio del reddito dominicale/rendita catastale ex art. 15 c.p.c.; ha quindi cassato la sentenza limitatamente alle spese e ha deciso nel merito rideterminando e liquidando le spese d'appello, con compensazione delle spese di legittimità per la parziale soccombenza reciproca.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto soltanto il settimo motivo relativo alla liquidazione delle spese di appello, ha rigettato tutti gli altri motivi e ha cassato la sentenza impugnata solo in parte qua. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito sulla regolazione delle spese del giudizio di appello, rideterminando l'importo dovuto e disponendo la compensazione delle spese di legittimità in ragione della parziale fondatezza del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 345 c.p.c.

    È richiamato per affermare l'inammissibilità in appello di una domanda nuova, come la diversa pretesa di comproprietà della strada in luogo della servitù originariamente dedotta.

  • art. 112 c.p.c.

    È richiamato per escludere che il giudice possa pronunciare su un diritto diverso da quello fatto valere, pena il vizio di ultra/extra petizione.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Il vizio di omesso esame è escluso quando il fatto storico sia stato comunque considerato dal giudice di merito, anche se non tutte le prove siano state analiticamente valutate.

  • art. 1062 c.c.

    La servitù per destinazione del padre di famiglia presuppone opere visibili e permanenti e una preesistente situazione di subordinazione tra fondi originariamente appartenenti allo stesso proprietario.

  • art. 348-ter, comma 5, c.p.c.

    Quando la decisione di appello conferma quella di primo grado sul medesimo fatto storico e con identico iter logico, è preclusa in cassazione la censura ex art. 360, n. 5, c.p.c.

  • art. 15 c.p.c.

    Nelle controversie relative a beni immobili il valore della causa, ai fini delle spese, va determinato in base al reddito dominicale o alla rendita catastale, se risultanti dagli atti.

  • D.M. 55/2014

    È il parametro per la liquidazione dei compensi professionali, da applicare sul corretto valore della controversia.

Massime di principio

  • La deduzione in appello di un diritto reale diverso da quello originariamente domandato integra mutatio libelli ed è quindi inammissibile se modifica il contenuto oggettivo della pretesa.
  • Le azioni relative a diritti reali autodeterminati sono individuate dal bene e dal contenuto del diritto, non dal titolo allegato; tuttavia il titolo non può essere sostituito in giudizio per introdurre un diritto diverso.
  • La servitù per destinazione del padre di famiglia richiede la prova di opere visibili e permanenti idonee a rivelare in modo non equivoco l'asservimento di un fondo all'altro; la mera esistenza di una strada non basta.
  • In cassazione il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non sussiste se il fatto storico è stato comunque esaminato dal giudice di merito, anche quando alcune risultanze istruttorie non siano state espressamente menzionate.
  • Nelle controversie immobiliari, ai fini della liquidazione delle spese, il valore della causa va desunto prioritariamente dai criteri legali basati su reddito dominicale o rendita catastale, se emergenti dagli atti; solo in difetto si ricorre ad altri elementi o, in ultima istanza, al valore indeterminabile.

Come è indicizzato

MaterieProprietàPossessoServitùSpese di liteImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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