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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13446/2022 del 07/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che ha disposto il sequestro preventivo di euro 4.800.000,00 ritenute profitto dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale relativi al fallimento della STF s.p.a. Il ricorrente deduceva: carenza o mera apparenza della motivazione (contestando che non fosse dimostrato il nesso pertinenziale fra somme e reato e l'individuazione del vantaggio spettante ai singoli concorrenti), errata valutazione del "periculum in mora" (rischio di dispersione), omissione di esame di argomenti difensivi decisivi (es. natura dei trasferimenti, restituzioni di finanziamenti, operazioni di conferimento e rientro patrimoniale), violazione delle norme sul nesso di causalità tra reato e profitto (confusione tra confisca diretta e per equivalente e presunta necessità di diretta derivazione), e infine censura sull'immediata esecutività dell'ordinanza del riesame (richiamando art. 322-bis e art. 310 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto inammissibili i primi tre motivi relativi a supposta carenza motivazionale, affermando che il Tribunale del riesame ha fornito motivazione sufficiente nel giudizio sommario delle misure reali e non è tenuto a una "motivazione rafforzata" come nel giudizio di merito. Ha dichiarato infondato il quarto motivo, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui il profitto del reato comprende anche trasformazioni indirette o investimenti del denaro illecito e che, per la natura fungibile del denaro, la confisca diretta è ammissibile anche se le somme sono transitate attraverso società controllate; inoltre ha affermato l'irrilevanza dell'allegata lecita origine di singole somme ai fini della confisca diretta. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse (il sequestro era ormai esecutivo). Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente condannato alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) e c)

    Norma richiamata quale fondamento delle doglianze di cassazione (vizi di motivazione e violazioni di norme processuali); la Corte valuta l'ammissibilità e il merito dei motivi invocati.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Regola il procedimento di riesame; la Corte ricorda che l'ordinanza del tribunale del riesame che accoglie l'appello del PM può avere effetti esecutivi, ma il ricorrente non ha dimostrato interesse a chiederne la sospensione nel periodo antecedente la presente sentenza.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma sul rinvio alle disposizioni in caso di impugnazione: il ricorso sosteneva che l'efficacia dell'ordinanza del riesame debba rimanere sospesa; la Corte ritiene la doglianza priva di interesse nel caso concreto.

  • art. 240 cod. pen.

    Riferimento alla definizione di profitto del reato e alla disciplina della confisca; la Corte richiama la giurisprudenza che interpreta il profitto anche in termini di utilità indirette e trasformazioni patrimoniali.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di sequestro preventivo nelle indagini preliminari; la Corte osserva che il sequestro finalizzato alla confisca può riguardare beni frutto di trasformazione del profitto.

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Richiamato per distinguere il grado di certezza richiesto nel giudizio di merito (oltre ogni ragionevole dubbio) rispetto al giudizio sommario richiesto per misure cautelari; spiega perché non è necessaria una motivazione rafforzata nel riesame cautelare.

  • art. 322-ter cod. pen.

    Norma sulla confisca (richiamata tramite giurisprudenza delle Sezioni Unite): la Corte applica il principio che la confisca diretta può colpire anche beni derivati indirettamente dal reato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte condanna il ricorrente alle spese.

Massime di principio

  • Nel giudizio cautelare reale (sequestro preventivo) il Tribunale del riesame non è tenuto a una "motivazione rafforzata" come nel giudizio di merito; è sufficiente una motivazione che renda comprensibile il ragionamento sommario.
  • Il "profitto del reato" comprende anche le utilità indirette o mediate e le trasformazioni patrimoniali derivanti dall'investimento di denaro illecito; pertanto beni o somme transitati attraverso società controllate possono essere oggetto di confisca diretta se riconducibili causalmente all'attività criminosa.
  • La natura fungibile del denaro rende possibile la confisca diretta delle somme anche quando non sia possibile individuare la specifica origine lecita o il concreto primo rapporto di scambio; l'origine lecita di parte delle somme non impedisce la confisca diretta.
  • In tema di sequestro preventivo il giudice cautelare non è tenuto a risolvere complesse questioni tecnico-contabili che richiederebbero accertamenti peritali, incompatibili con la natura sommaria dell'incidente cautelare.
  • Per contestare l'esecutività di un provvedimento del riesame va dimostrato un interesse concreto e attuale alla sua sospensione; la mancanza di tale interesse rende la censura inammissibile.

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