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Sentenza

Sentenza n. 755/2026 - Bari, Sezione 1

per l'annullamento - del decreto del -OMISSIS- Dr. -OMISSIS--OMISSIS-notificato in data 20/07/2020 di riammissione nel corpo della -OMISSIS- con la qualifica di -OMISSIS-, con decorrenza giuridica dalla data del 23/06/2020 ed economica dalla data di presentazione in servizio presso la -OMISSIS-; - di qualsiasi altro atto presupposto, connesso e conseguenziale; e per la condanna del Ministero al risarcimento del danno.

Giustizia amministrativa202001222

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Bari, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di riammissione in servizio nella parte in cui fissava la decorrenza giuridica dalla data del nuovo decreto anziché dalla data del precedente decreto di riammissione, successivamente annullato limitatamente alla sede di assegnazione

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (dipendente pubblico)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente, già dichiarato permanentemente non idoneo al servizio nel corpo di appartenenza e transitato nei ruoli civili, era stato successivamente dichiarato nuovamente idoneo e riammesso nel corpo con decreto del 3 dicembre 2015, con assegnazione a una determinata sede. Tale decreto è stato annullato con precedente sentenza limitatamente alla parte relativa all’assegnazione, per mancata integrale valutazione dei dati di fatto e difetto di motivazione. In esecuzione di tale sentenza, l’Amministrazione ha adottato un nuovo decreto di riammissione, fissando la decorrenza giuridica dalla data del nuovo atto e quella economica dalla presa di servizio. Il ricorrente ha dedotto che il giudicato aveva effetto retroattivo e limitato alla sede di assegnazione, sicché la decorrenza giuridica avrebbe dovuto essere mantenuta dalla data del decreto del 2015. Ha inoltre chiesto il risarcimento del danno, parametrato alle retribuzioni non percepite, sostenendo l’illegittima postergazione della decorrenza. Ha evidenziato che non era mai stato adottato un provvedimento di decadenza dal servizio.

La decisione

Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso. Ha annullato il nuovo decreto nella parte in cui non faceva decorrere l’anzianità giuridica dalla data del precedente decreto di riammissione del 3 dicembre 2015. Il giudice ha ritenuto che, sebbene la mancata presa di servizio avesse impedito il perfezionamento e l’efficacia del precedente decreto, il giudicato di annullamento aveva portata limitata alla sola assegnazione e produceva effetti retroattivi; l’illegittimità dell’assegnazione non poteva quindi ricadere sul dipendente mediante una posticipazione della decorrenza giuridica. È stata invece respinta la domanda risarcitoria. La retribuzione presuppone l’effettiva prestazione lavorativa e, in assenza di servizio prestato, può essere richiesta solo a titolo risarcitorio, previa dimostrazione degli elementi dell’illecito aquiliano, compresa la colpa dell’Amministrazione. Nel caso concreto il Collegio ha escluso la colpa, ritenendo ragionevole che l’Amministrazione, considerando la mancata presa di servizio e la natura dichiarativa del non emanato provvedimento di decadenza, avesse adottato il nuovo decreto con decorrenza ex nunc. Le spese sono state integralmente compensate per soccombenza reciproca.

Norme richiamate

  • art. 42 d.lgs. 443/1992

    Costituisce la base normativa della riammissione del dipendente nel corpo di appartenenza.

  • art. 2043 c.c.

    La pretesa alle retribuzioni relative al periodo di mancato servizio può essere riconosciuta solo come risarcimento del danno da illecito aquiliano, con la necessità di provare anche l’elemento soggettivo della colpa.

  • art. 7 d.P.R. 254/1999

    Richiamato quale base del precedente distacco per motivi familiari.

  • l. 104/1992

    Richiamata con riferimento all’assistenza prestata dal dipendente al genitore.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati a tutela dei diritti e della dignità della parte mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando un provvedimento di riammissione o reintegrazione di un dipendente pubblico viene annullato soltanto limitatamente alla sede o ad altro segmento dell’atto, il giudicato ha effetto retroattivo nei limiti dell’annullamento e non può giustificare la posticipazione della decorrenza giuridica della riammissione, se gli altri effetti del precedente provvedimento non sono stati travolti.
  • La mancata presa di servizio impedisce il perfezionamento dell’efficacia del provvedimento di riammissione e preclude, in applicazione del principio di sinallagmaticità, il diritto alle retribuzioni per il periodo in cui non è stata resa la prestazione lavorativa.
  • La retrodatazione giuridica e la ricostruzione della carriera non comportano automaticamente il diritto alle retribuzioni arretrate: queste possono essere riconosciute soltanto a titolo risarcitorio, previa prova dell’illegittimità, del danno, del nesso causale e della colpa dell’amministrazione ai sensi dell’art. 2043 c.c.
  • La mancata adozione di un provvedimento formale di decadenza non esclude che, ai fini della valutazione della colpa dell’amministrazione, assumano rilievo la mancata presa di servizio e la ragionevole interpretazione degli effetti del precedente provvedimento di riammissione.

Come è indicizzato

MaterieRapporto di impiego non privatizzatoDanno da provvedimento illegittimo
RamiPubblico impiego e concorsiResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereRisarcimento del danno da attività amministrativaRiparto di giurisdizione

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