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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28755/2023 del 04/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto negativo di competenza territoriale tra il GUP di Napoli e la Corte d'Appello di Milano sull'individuazione del "reato più grave" tra fatti connessi (peculato commesso a Napoli, art. 314, e falso commesso a Como, artt. 479/476). La Corte di Appello di Milano aveva ritenuto applicabile il principio tempus regit actum (cioè considerare la pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale, dopo la modifica introdotta dalla L. n.69/2015) e aveva indicato la competenza a Napoli; il GUP di Napoli aveva invece applicato il principio tempus commissi delicti (pena rilevante al momento della commissione) e aveva declinato la competenza a favore di Como. Il contrappunto verteva quindi su quale criterio (pena al tempo della commissione vs pena al tempo dell'esercizio dell'azione penale) debba caratterizzare la determinazione del reato più grave ai fini della competenza territoriale.

La decisione

La Corte ha dichiarato la competenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. Ha ritenuto prevalente l'orientamento di legittimità secondo cui, ai fini dell'individuazione del reato più grave in casi di connessione (art. 16 c.1 e c.3 c.p.p.), va fatto riferimento alla misura della pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (tempus regit actum). Visto che, all'atto dell'esercizio dell'azione penale nel 2017, la pena edittale del reato di peculato (art. 314) era più grave in seguito alla L. n.69/2015, la competenza territoriale è risultata radicata presso il Tribunale di Napoli. Gli atti sono stati restituiti al GUP di Napoli.

Norme richiamate

  • art. 12, comma 1, lett. b) codice di procedura penale

    Regola la connessione: i reati connessi possono determinare la competenza territoriale in base al reato più grave tra quelli connessi; qui è pacifico che i capi siano connessi ex art.12 c.1 lett. b).

  • art. 16, commi 1 e 3, codice di procedura penale

    Stabilisce che la competenza territoriale in caso di reati connessi si determina in base al reato più grave; la Corte ha interpretato che per individuare il reato più grave si deve guardare alla pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale.

  • art. 32 codice di procedura penale

    Disciplina la decisione sui conflitti di competenza; la Corte ha usato questa norma per risolvere il conflitto negativo tra i giudici e decidere la competenza.

  • art. 314 codice penale (peculato)

    Il reato di peculato è stato ritenuto il reato più grave in ragione della pena edittale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (dopo la L. n.69/2015), radicando la competenza a Napoli.

  • art. 479 codice penale in riferimento all'art. 476 codice penale (falso)

    Il reato di falso, commesso a Como, aveva pena edittale lievemente inferiore rispetto al peculato al momento dell'esercizio dell'azione penale, perciò non è stato ritenuto il reato più grave.

  • Legge n.69 del 2015

    La modifica legislativa ha aumentato la cornice edittale del reato di peculato; la Corte ha ritenuto che tale incremento, essendo intervenuto prima dell'esercizio dell'azione penale nel procedimento, rilevi ai fini della determinazione del reato più grave (applicazione del canone tempus regit actum).

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 348/2018, Rv. 271995)

    Precedente citato che afferma l'individuazione del reato più grave, ai fini della competenza, con riferimento alla pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale; la Corte ha seguito questo orientamento consolidato.

Massime di principio

  • Per determinare la competenza territoriale in caso di reati connessi, l'individuazione del reato più grave si effettua con riferimento alla pena edittale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum).
  • Modifiche legislative che incidono sulla pena dopo la commissione dei reati ma prima dell'esercizio dell'azione penale possono influire sulla competenza territoriale: occorre verificare la data di esercizio dell'azione penale e la cornice edittale applicabile in quella data.
  • Solo se, al momento dell'esercizio dell'azione penale, le pene edittali risultassero paritarie tra i reati connessi, si applicano criteri successivi (es.: luogo del reato più antico, ossia principio collegato al tempus commissi delicti) per determinare la competenza territoriale.
  • In presenza di due giudici che rifiutano la cognizione (conflitto negativo di competenza), il rimedio è la pronuncia della Corte competente ai sensi dell'art. 32 c.p.p.; è quindi opportuno depositare memorie e segnalare immediatamente il conflitto per evitare la stasi del procedimento.
  • Prassi operativa consigliata per parti e difensori: al sorgere di questioni di competenza verificare tempestivamente le date di commissione e l'esercizio dell'azione penale, rilevare le modifiche normative intervenute nel frattempo e documentare quale regime edittale sia applicabile per sostenere la competenza territoriale più favorevole.

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