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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30352/2026 del 10/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

In sede esecutiva un condannato chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra numerose condanne definitive per furti in abitazione, furti aggravati, rapine, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e tentato furto in abitazione, sostenendo che i fatti fossero espressione di un medesimo disegno criminoso, almeno per quanto riguarda la rapina oggetto di una delle sentenze più recenti. Il giudice dell'esecuzione aveva accolto solo in parte l'istanza, escludendo però la sentenza che comprendeva rapina e lesioni. Nel ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione per avere il giudice escluso la continuazione con riferimento a quella sentenza, assumendo che la mancata applicazione della continuazione interna in cognizione non impedisse al giudice dell'esecuzione di unificare comunque il solo reato di rapina con gli altri fatti e che non vi fosse alcuna impossibilità giuridica a procedere in tal senso.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il ricorso. Ha osservato che la domanda proposta in sede esecutiva era volta al riconoscimento del medesimo disegno criminoso tra tutte le violazioni oggetto delle diverse sentenze, mentre nel ricorso si introduceva una diversa prospettazione, limitata al solo reato di rapina contenuto nella sentenza che comprendeva anche lesioni. Tale mutatio libelli non può essere esaminata in cassazione. Inoltre, rispetto alla domanda originaria, il provvedimento impugnato è stato ritenuto corretto perché il mancato riconoscimento della continuazione interna in sede di cognizione tra rapina e lesioni rendeva impossibile l'unificazione in sede esecutiva, secondo quanto previsto dall'art. 671, comma 1, c.p.p. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671, comma 1, c.p.p.

    la unificazione in sede esecutiva

    Il giudice dell'esecuzione può riconoscere la continuazione solo nei limiti consentiti dalla norma; se in cognizione non è stata riconosciuta la continuazione interna tra i reati della stessa sentenza, ciò preclude l'unificazione in sede esecutiva.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato per indicare il vincolo del medesimo disegno criminoso tra reati commessi con più azioni od omissioni; nel caso concreto, la sua mancata applicazione in cognizione tra rapina e lesioni è stata ritenuta ostativa al successivo riconoscimento in executivis.

  • art. 671 c.p.p.

    Norma posta a fondamento del potere del giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato nei limiti in cui ciò sia compatibile con il giudicato, non potendo superare l'assetto definitivo formatosi in cognizione.

Massime di principio

  • Nel procedimento di esecuzione il riconoscimento della continuazione tra reati definiti con sentenze diverse presuppone che non sia precluso dal giudicato l'assetto dei singoli fatti, e non può eludere il mancato riconoscimento della continuazione interna già esclusa in sede di cognizione.
  • La domanda proposta al giudice dell'esecuzione delimita l'oggetto del sindacato successivo: una diversa impostazione difensiva introdotta solo in cassazione integra una mutatio libelli non scrutinabile.
  • Se una sentenza irrevocabile ha definito più reati senza unificarli ex art. 81 c.p. tra loro, tale dato può costituire ostacolo al successivo riconoscimento del medesimo disegno criminoso in sede esecutiva quando la richiesta mira a sovvertire un assetto già cristallizzato dal giudicato.

Come è indicizzato

MaterieImpungnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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