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Sentenza

Sentenza n. 3622/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio n. 15811/2024, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202501347

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VISentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio n. 15811/2024, relativa alla dimissione dal corso di formazione per medici della Polizia di Stato a causa della gravidanza e alla conseguente domanda risarcitoria

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (candidata a concorso)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La candidata aveva superato il concorso per l'assunzione di medici nella Polizia di Stato ed era stata ammessa al corso di formazione, ma, dopo aver comunicato lo stato di gravidanza, era stata esonerata dalle attività incompatibili, tra cui il tiro con le armi. Al termine del corso, non avendo completato tutti gli obiettivi formativi, era stata dimessa ai sensi dell'art. 5 del d.lgs. n. 334/2000 e ammessa al primo corso successivo. A seguito della tutela cautelare, aveva completato le prove di tiro, era stata inserita nella graduatoria del corso e immessa nella qualifica di medico principale con decorrenza giuridica dal 20 dicembre 2019, ma con decorrenza economica successiva. Il TAR aveva dichiarato sopravvenuto il difetto di interesse alla domanda di annullamento, accertato l'illegittimità della condotta amministrativa e riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, liquidato in via equitativa nel 40% delle retribuzioni non percepite, oltre al TFS e con detrazione dell'eventuale aliunde perceptum. Il Ministero ha appellato sostenendo che la dimissione fosse imposta dall'art. 5, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. n. 334/2000, vigente all'epoca, e che la successiva disciplina introdotta dal d.m. n. 168/2022 non fosse applicabile; ha inoltre negato l'esistenza di un danno risarcibile. La candidata ha proposto appello incidentale sostenendo che l'ammissione al corso avesse già instaurato il rapporto di servizio, con conseguente diritto alla restitutio in integrum giuridica ed economica, e contestando la percentuale del 40%, la detrazione dell'aliunde perceptum e il doppio abbattimento del risarcimento.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto sia l'appello principale del Ministero sia l'appello incidentale della candidata. Ha confermato l'illegittimità dell'atto di dimissione dal corso, ritenendo che l'Amministrazione, alla luce della sentenza CGUE 6 marzo 2014, Napoli, C-595/12, avrebbe dovuto disapplicare l'art. 5, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. n. 334/2000 nella parte in cui imponeva la dimissione automatica della lavoratrice che non avesse completato il corso esclusivamente per la gravidanza. L'esigenza di garantire una formazione completa e la tutela della sicurezza non giustificavano l'esclusione, poiché l'Amministrazione avrebbe potuto organizzare tempestivamente una sessione straordinaria di recupero; cessata la gravidanza, non operavano i divieti invocati per il lavoro operativo o per le attività pericolose, trattandosi di attività formativa. La retrodatazione della decorrenza giuridica non aveva eliminato il danno economico, consistente nel ritardo nell'immissione in ruolo e nella conseguente ritardata percezione del trattamento economico. È stata invece respinta la tesi della candidata secondo cui l'ammissione al corso avrebbe instaurato il rapporto di pubblico impiego: tale rapporto sorge solo con il decreto di immissione in ruolo; durante il corso la partecipante esterna riveste lo status di allieva e non ha diritto allo stipendio. È stata quindi correttamente esclusa la restitutio in integrum economica per il periodo antecedente all'effettivo svolgimento delle mansioni. Il Collegio ha confermato la liquidazione equitativa del danno nella misura del 40%, ritenendo rilevante il risparmio di tempo ed energie derivante dal mancato svolgimento dell'attività lavorativa. Ha inoltre ritenuto legittima la detrazione dell'eventuale aliunde perceptum, non costituente eccezione in senso stretto, e compatibile con l'abbattimento percentuale, avente diversa funzione. Spese compensate per reciproca soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 5, commi 1 e 1-bis, d.lgs. n. 334/2000

    I commissari che sono stati per qualsiasi motivo assenti dall'attività concorsuale per più di novanta giorni [...] ovvero per maternità se si tratta di personale femminile sono dimessi dal corso; i commissari che non conseguono tutti gli obiettivi formativi sono ammessi a partecipare, per una sola volta, al primo corso successivo.

    La disciplina previgente, se interpretata come imposizione della dimissione automatica della lavoratrice assente per maternità, deve essere disapplicata perché incompatibile con il diritto europeo alla parità di trattamento.

  • art. 47 d.lgs. n. 334/2000

    Durante la frequenza del corso i medici rivestono le qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria limitatamente all'esercizio delle funzioni previste per il ruolo di appartenenza; solo all'esito del superamento dell'esame finale prestano giuramento.

    L'ammissione al corso attribuisce lo status di allievo, ma non instaura il rapporto di pubblico impiego; per i partecipanti esterni il trattamento economico spetta solo dopo l'immissione in ruolo.

  • art. 37, comma 7-quater, d.lgs. n. 17/2019

    Le candidate vincitrici sono immesse in ruolo con la medesima decorrenza giuridica dei vincitori del concorso [...] e con la medesima decorrenza economica dei frequentatori del corso di formazione effettivamente frequentato.

    La disciplina successiva conferma la necessità di evitare che la gravidanza determini uno svantaggio nella progressione e nel trattamento economico, evidenziando le criticità della normativa previgente.

  • art. 9 d.lgs. n. 151/2000

    Vieta di adibire le donne appartenenti alla Polizia di Stato al lavoro operativo se in gravidanza.

    Il divieto opera durante la gravidanza e per il lavoro operativo; non impediva, cessata la gravidanza, l'organizzazione di una sessione formativa straordinaria non coincidente con attività operativa.

  • art. 7 d.lgs. n. 151/2001

    Il divieto di adibire la lavoratrice madre ai lavori pesanti o pericolosi si estende sino al settimo mese di età del figlio.

    La disposizione non impediva in assoluto la formazione, una volta cessata la gravidanza, e imponeva di valutare soluzioni organizzative proporzionate.

  • art. 15 direttiva 2006/54/CE

    Osta a una normativa nazionale che [...] esclude una donna in congedo di maternità da un corso di formazione professionale inerente al suo impiego ed obbligatorio per poter ottenere la nomina definitiva in ruolo [...], pur garantendole il diritto di partecipare a un corso di formazione successivo, del quale tuttavia resta incerto il periodo di svolgimento.

    L'esclusione dal corso per maternità costituisce trattamento sfavorevole; la tutela della formazione e della sicurezza deve essere conciliata con la parità di trattamento mediante misure proporzionate, come corsi paralleli o sessioni straordinarie.

  • art. 34, comma 4, c.p.a.

    Consente al giudice, nel riconoscere il diritto al risarcimento, di stabilire i criteri ai quali l'amministrazione deve attenersi nella formulazione della proposta risarcitoria.

  • art. 1226 c.c.

    Consente la liquidazione equitativa del danno quando il suo preciso ammontare non è dimostrabile; nel caso concreto giustifica la determinazione percentuale del danno e la considerazione dell'aliunde perceptum.

Massime di principio

  • Una disciplina nazionale che imponga l'esclusione automatica di una lavoratrice da un corso di formazione obbligatorio per l'accesso o l'avanzamento in carriera, per il solo fatto della gravidanza o del congedo di maternità, deve essere disapplicata se non consente misure proporzionate idonee a conciliare la formazione con la parità di trattamento, come sessioni straordinarie o corsi paralleli equivalenti.
  • L'Amministrazione, una volta cessato l'impedimento derivante dalla gravidanza e ove non sussistano specifici divieti relativi alle attività operative o pericolose, deve organizzare con sollecitudine le attività formative necessarie a evitare che la lavoratrice subisca un ritardo nella carriera e nel trattamento economico.
  • L'ammissione a un corso di formazione della Polizia di Stato non instaura, per il candidato esterno, il rapporto di pubblico impiego: il rapporto di servizio sorge con il decreto di immissione in ruolo e, prima di tale momento, non spetta il trattamento economico ordinario, salvo il diverso regime previsto per il personale già appartenente ai ruoli dell'amministrazione.
  • La retrodatazione degli effetti giuridici della nomina non elimina il danno patrimoniale derivante dal ritardo nell'immissione in ruolo e nella percezione del trattamento economico, quando il ritardo sia causato da un provvedimento illegittimo.
  • Nella liquidazione equitativa del danno da ritardata immissione in ruolo può essere applicato un abbattimento percentuale per valorizzare il mancato svolgimento della prestazione lavorativa e il conseguente risparmio di tempo ed energie; tale abbattimento è distinto dalla detrazione dell'aliunde perceptum, che riguarda eventuali redditi percepiti nel periodo di ritardo.
  • L'aliunde perceptum non costituisce eccezione in senso stretto e può essere considerato dal giudice nella determinazione equitativa del danno, anche quando l'amministrazione non abbia fornito una prova specifica dell'esistenza di redditi alternativi, purché il relativo accertamento avvenga nel contraddittorio tra le parti.

Come è indicizzato

MaterieConcorsi pubbliciDanno da provvedimento illegittimoDecisione e riti specialiAppello
RamiPubblico impiego e concorsiResponsabilità della pubblica amministrazioneProcesso amministrativo
SottomaterieRequisiti di ammissione ed esclusione dal concorso
IstitutiPrimato del diritto UE e disapplicazioneProporzionalità e ragionevolezzaRisarcimento del danno da attività amministrativaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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