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Sentenza

Sentenza del 21/06/2018 n. 2843 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia

Imposte estere - Credito di imposta - Pagamento - Titolo definitivo - Prova - Certificazione estera - Legalizzazione - Necessità.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava il momento e le condizioni per riconoscere il credito d’imposta relativo a tributi pagati all’estero. In particolare, si discuteva se rilevasse il periodo d’imposta in cui il contribuente aveva ricevuto la certificazione estera del pagamento e se tale certificazione potesse costituire prova valida senza legalizzazione. È stato chiarito che l’elemento decisivo è il pagamento definitivo dell’imposta estera, non la data di acquisizione della certificazione. Tuttavia, la certificazione deve essere legalizzata, così da consentire all’Amministrazione finanziaria di verificare la provenienza del documento, la competenza dell’autorità straniera, il rispetto delle norme locali e l’abilitazione del funzionario firmatario.

La decisione

La detraibilità delle imposte estere è collegata alla definitività del pagamento e non al periodo d’imposta in cui viene ottenuta la relativa certificazione. La certificazione estera costituisce prova del versamento solo se adeguatamente legalizzata; in mancanza di tale requisito, l’Amministrazione può contestarne l’efficacia probatoria. La decisione riconosce quindi il principio sostanziale favorevole al contribuente, ma subordina la prova documentale al rispetto delle formalità di legalizzazione.

Norme richiamate

  • Disciplina del credito d’imposta per imposte pagate all’estero

    Il credito d’imposta spetta quando il tributo estero è stato pagato in via definitiva. La data in cui il contribuente riceve la certificazione straniera non determina, di per sé, il periodo d’imposta rilevante.

  • Regole sulla legalizzazione dei documenti esteri

    La certificazione rilasciata dall’autorità fiscale straniera deve essere legalizzata o resa verificabile secondo le formalità applicabili, affinché l’Amministrazione italiana possa accertarne autenticità, provenienza, competenza dell’autorità emittente e abilitazione del firmatario.

Massime di principio

  • Per il credito d’imposta relativo a imposte estere, occorre distinguere tra il momento sostanziale del pagamento definitivo e il momento meramente documentale in cui viene ottenuta la certificazione.
  • Una certificazione fiscale straniera non è automaticamente sufficiente: deve possedere adeguata efficacia probatoria e, ove richiesto, essere legalizzata o accompagnata dalle formalità equivalenti previste dalla legge.
  • Il contribuente deve conservare documentazione idonea a dimostrare sia l’effettivo pagamento del tributo sia la sua definitività, evitando pagamenti provvisori, rimborsabili o ancora contestabili.
  • La tardiva acquisizione della certificazione non esclude necessariamente il credito, se il pagamento definitivo risulta riferibile al periodo corretto; tuttavia, la documentazione deve essere prodotta in forma verificabile.
  • In situazioni analoghe, è opportuno verificare preventivamente le formalità richieste per l’utilizzo in Italia dei documenti fiscali esteri, inclusi legalizzazione, apostille, traduzione e attestazione della competenza dell’autorità straniera.

Testo integrale

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