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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29525/2023 del 07/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava: (i) violazione di legge in relazione all'art. 641 c.p. e difetto di motivazione sulla prova degli elementi costitutivi del reato di insolvenza fraudolenta, con particolare rilievo sull'asserita inesistenza o inoperatività della società che aveva emesso l'assegno; (ii) assoluta carenza di motivazione circa la posizione personale dell'imputato e la riconducibilità a questi della condotta contestata, posto che nel processo era emerso che l'amministratore e il titolare del conto erano soggetti diversi; (iii) violazione di legge e criticità relative ai termini temporali con riferimento all'art. 124 c.p., con contestazione della tempestività della querela (ricostruzione dei fatti: consegna assegno posdatato marzo 2015, messa all'incasso 30.5.2015, nota di insolvenza 17.6.2015 e querela presentata in data ritenuta tardiva dalla difesa); (iv) violazione dell'art. 529, comma 2, c.p.p. per difetto assoluto di motivazione della Corte di appello. Inoltre si evidenziava discrepanza fattuale tra le risultanze del primo grado (che indicavano un diverso amministratore) e le ricostruzioni adottate dalla Corte di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, evidenziando carenze motivate nelle decisioni di merito (in particolare sull'attribuzione della qualità di amministratore e sulla decorrenza del termine per la querela). Tenuto conto dell'incertezza sulle censure difensive e del computo del termine di prescrizione (che deve considerare anche il tempo successivo all'adozione della sentenza di appello), la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è stato dichiarato estinto (prescrizione).

Norme richiamate

  • art. 641 cod. pen.

    Il reato di insolvenza fraudolenta presuppone la prova dell'insolvenza e dell'intento di contrarre obbligazioni con proposito di non adempiere; la Corte ha ritenuto critiche le motivazioni dei giudici di merito in ordine a tali elementi fattuali essenziali

  • art. 124 cod. pen.

    Richiamata nella doglianza relativa ai termini e alla tempestività della querela; dal testo emerge che l'onere di provare l'intempestività della querela incombe sull'imputato che eccepisca la carenza della condizione di procedibilità

  • art. 529, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiede motivazione adeguata della decisione di merito; la ricostruzione della Corte di appello è stata censurata per carenza motivazionale rispetto a profili decisivi

  • art. 23, comma 8, DL 137/2020

    Consente, in via straordinaria, la trasmissione della requisitoria scritta da parte della Procura Generale; nella vicenda il P.G. ha utilizzato tale rimando per concludere per il rigetto del ricorso

Massime di principio

  • Se le sentenze di merito non motivano adeguatamente fatti decisivi (es. chi era amministratore, chi era titolare del conto, datazione e decorrenza dei termini), la Cassazione può annullare la decisione per vizio di motivazione.
  • Quando è contestata la tempestività della querela, l'onere di provare l'intempestività grava su chi la eccepisce (l'imputato) e la valutazione degli atti processuali e delle dichiarazioni è rilevante per la determinazione del termine.
  • Nel calcolo della prescrizione occorre considerare anche i periodi successivi all'adozione della sentenza di appello, pertanto errori nel computo dei termini possono determinare l'estinzione del reato per prescrizione.
  • La Cassazione può annullare senza rinvio quando il reato è estinto; in presenza di dubbio sulla correttezza del giudizio di merito in punti determinanti, la decisione di legittimità tende a tutelare la garanzia di una motivazione completa e coerente.
  • Le impugnazioni che sollevano questioni meramente probatorie o di fatto devono essere correttamente motivate nei gradi precedenti: la mancanza di congrua motivazione su elementi fattuali essenziali è un profilo idoneo a far accogliere il ricorso in Cassazione ove non manifesto infondato.

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