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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41518/2025 del 29/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che confermava il sequestro preventivo di un'area demaniale contigua al fabbricato di proprietà del ricorrente. Due motivi principali: (1) violazione di legge e carenza/apparenza della motivazione sul "fumus commissi delicti" relativamente all'art. 1161 c.n., con contestazione dell'uso e valutazione dei dati del Sistema Informativo Demanio (S.I.D.) e della distinzione tra demanio marittimo e altro demanio dello Stato; si deduce che l'area sarebbe stata esclusa dal demanio marittimo nel 2025 e che l'incertezza escluderebbe l'elemento psicologico del reato; (2) vizio di motivazione apparente sul "periculum" e uso illegittimo del potere integrativo del giudice: si sostiene che il P.M. aveva chiesto sequestro ai sensi dell'art. 321, comma 1, c.p.p. (finalità impeditiva) mentre il G.I.P. avrebbe disposto un sequestro finalizzato alla confisca (art. 321, comma 2 e art. 240 c.p.), integrando indebitamente il provvedimento originario e violando il divieto di ultrapetizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse: il ricorrente non contesta la qualità pubblica dell'area (non sostiene che l'area sia di sua proprietà) ma solo la sua qualificazione come demanio marittimo anziché altro demanio dello Stato; l'interesse richiesto per impugnare un sequestro reale è l'interesse concreto e attuale alla restituzione della cosa, che qui non è stato allegato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 1161 codice della navigazione

    La norma riguarda l'occupazione arbitraria del demanio marittimo. Nel testo della sentenza la Corte non decide sul merito della sua applicazione ma il ricorrente sosteneva che l'incertezza sulla natura marittima escluderebbe l'elemento psicologico; la Corte di legittimità ha però ritenuto la questione non esaminabile per carenza di interesse.

  • art. 125, comma 3 codice di procedura penale

    Norma relativa ai requisiti di motivazione sul fumus e periculum per le misure cautelari reali. La difesa denunciava motivazione apparente sul fumus e periculum; la Corte, tuttavia, non ha esaminato il merito della motivazione perchè ha ritenuto il ricorso inammissibile per mancanza di interesse.

  • art. 321, commi 1 e 2 codice di procedura penale

    Disciplina il sequestro preventivo con finalità diverse (comma 1: finalità cautelare/impeditive; comma 2: finalità di confisca anticipata). La difesa ha censurato l'adozione di un sequestro con finalità di confisca quando il P.M. aveva chiesto quello impeditivo; la Corte non ha risolto la questione sostanziale per inammissibilità, ma richiama il principio che il giudice non può sostituire le finalità richieste dal P.M. con altre senza adeguata motivazione.

  • art. 240 codice penale

    Norma sulla confisca obbligatoria per i proventi del reato. Richiamata nella discussione sul carattere del sequestro (finalità di confisca). La Corte non si è pronunciata sul punto di merito.

  • art. 173 disposizioni attuative c.p.p.

    Richiamata nella limitazione della esposizione dei motivi ai fini della motivazione della Corte; non incide sulla decisione di inammissibilità.

  • art. 325 codice di procedura penale

    Riferimento alla tipologia di censura (violazione di legge sotto il profilo della motivazione apparente). La Corte ha valutato che le censure non potevano essere esaminate per carenza di interesse.

  • art. 616 codice di procedura penale

    Norma che disciplina le spese processuali in cassazione; applicata per condannare il ricorrente alle spese di giudizio in caso di inammissibilità.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata in relazione al principio che permette alla Corte di disporre versamento in favore della Cassa delle Ammende anche in assenza di dolo grave; utilizzata per motivare il pagamento equitativo di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Per impugnare un provvedimento di sequestro reale è necessario vantare un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene; la mera contestazione della qualificazione giuridica del bene (es. demanio marittimo vs altro demanio dello Stato) non basta se non si contesta la pubblica titolarità e non si chiede esplicitamente la restituzione.
  • Se si intende negare l'integrazione del reato per assenza di dolo (ad es. per incertezza sulla natura demaniale del bene), è importante produrre atti amministrativi definitivi e chiari (provvedimenti di sdemanializzazione o atti ufficiali del S.I.D. immodificabili) idonei a dimostrare l'effettiva assenza di conoscenza della natura marittima.
  • Quando si censura la finalità del sequestro (impedimento vs confisca), la contestazione deve dimostrare che il provvedimento è stato effettivamente adottato ultra petita o che la motivazione è inesistente o manifestamente insufficiente; inoltre occorre avere interesse a far valere tale vizio (ad es. rischio di ablazione definitiva del bene che ricade sull'interesse del ricorrente).
  • I dati del Sistema Informativo Demanio (S.I.D.) possono avere valore probatorio, ma la loro valenza probatoria dipende dalla natura e dalla definitività degli aggiornamenti; è consigliabile acquisire e produrre provvedimenti amministrativi ufficiali che attestino la variazione di qualificazione demaniale.
  • Rischio di spese e di condanna alla Cassa delle Ammende: ricorsi manifestamente privi dell'interesse necessario o infondati possono comportare oneri economici anche in assenza di dolo; valutare preliminarmente l'esistenza dell'interesse processuale prima di proporre impugnazioni.

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