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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00217/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 2/7/2025 che ha revocato l'affidamento in prova concesso l'11/10/2023 e ha disposto la detenzione domiciliare, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione. Sostiene che l'ordinanza avrebbe travisato la segnalazione dei Carabinieri (non vi sarebbe riconoscimento del ricorrente come parcheggiatore abusivo e non sarebbe stato colto in flagranza), avrebbe erroneamente ritenuto violata la prescrizione di non frequentare bar (il ricorrente aveva assunto solo un caffè all'esterno del locale) e avrebbe travisato la relazione sanitaria che indicherebbe una significativa riduzione dell'uso di sostanze. Infine contesta che la mancata occupazione regolare non possa essere imputata al ricorrente visto l'alto tasso di disoccupazione locale.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto fondata la valutazione del Tribunale di sorveglianza che, sulla base di plurime e oggettive evidenze (positività a cannabinoidi e metaboliti dell'alcool al test Ser.D., segnalazioni per ripresa dell'attività di parcheggiatore abusivo e presenza presso un bar in violazione della prescrizione), ha correttamente esercitato la discrezionalità prevista dalla normativa sulla revoca dell'affidamento, giudicando le condotte incompatibili con la prosecuzione della prova. La censura sul presunto travisamento degli atti è stata valutata infondata: le deduzioni difensive (assunzione solo di caffè, bancone sulla pubblica via, limitazione dell'uso di sostanze) non risultano provate documentalmente o sono inconferenti rispetto alla prescrizione imposta. La circostanza della mancanza di un lavoro regolare è stata ritenuta rilevante perché collegata all'ipotesi che il mantenimento avvenga con attività illecite (come indicato nella relazione U.E.P.E.). Il Tribunale di sorveglianza ha inoltre fatto corretta applicazione delle norme che regolano le prescrizioni per tossicodipendenti/alcooldipendenti e la possibilità di conversione della misura (detenzione domiciliare, considerata la residua pena inferiore a due anni). In applicazione dell'art. 616 c.p.p. il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 47, comma 11

    l'affidamento è revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova

    La revoca richiede due elementi: la violazione (penale o delle prescrizioni) e la valutazione di incompatibilità con la prosecuzione della prova; la valutazione è discrezionale ma soggetta a controllo sulla logica e adeguatezza della motivazione

  • d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 94, comma 6

    Richiama l'ordinamento penitenziario e l'articolazione delle regole sul trattamento dei condannati, collegandosi alla disciplina dell'affidamento e delle sue revoche

  • d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 94, comma 4

    se il tribunale di sorveglianza dispone l'affidamento, tra le prescrizioni impartite devono essere comprese quelle che determinano le modalità di esecuzione del programma. Sono altresì stabilite le prescrizioni e le forme di controllo per accertare che il tossicodipendente o l'alcooldipendente inizi immediatamente o prosegua il programma di recupero

    Imposta l'obbligo di prevedere prescrizioni e forme di controllo specifiche per i soggetti con dipendenze; la violazione di tali prescrizioni può giustificare la revoca se incompatibile con il programma

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    Limita la formulazione del motivo in grado di impugnazione nei termini strettamente necessari; il ricorso deve contenere censure adeguatamente circostanziate

  • cod. proc. pen., art. 616, comma 1

    Prevede la condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente soccombente

Massime di principio

  • La revoca dell'affidamento in prova richiede (a) la riscontrabile violazione di legge o di prescrizioni e (b) la valutazione che tale violazione sia incompatibile con la prosecuzione della prova; entrambe le condizioni devono emergere dalla motivazione
  • La valutazione sulla incompatibilità è discrezionale: il tribunale deve motivare logicamente e adeguatamente la decisione, ma il giudice di legittimità verifica solo la logicità e adeguatezza della motivazione, non sostituisce il proprio apprezzamento
  • Più violazioni anche di lieve entità, prese congiuntamente e supportate da elementi oggettivi (test, segnalazioni, relazioni), possono legittimare la revoca pur se ciascuna forma di condotta da sola non fosse necessariamente decisiva
  • Le prescrizioni (es. divieto di frequentare bar o luoghi di spaccio) hanno portata ampia e non si limitano al consumo di alcoolici: la frequentazione stessa di tali luoghi può costituire violazione anche se non si prova l'assunzione di bevande alcoliche
  • La semplice affermazione di miglioramento del consumo di sostanze non è sufficiente: occorre documentazione probatoria (certificazioni, referti, programmi terapeutici) per scalfire i risultati di test positivi e le rilevazioni ufficiali
  • La mancanza di lavoro regolare può essere considerata elemento indiziario rilevante se collegata a elementi che suggeriscono sostentamento tramite attività illecite; non sempre la disoccupazione cronica esclude rilievo, ma il giudice deve motivare il nesso
  • Chi impugna la decisione (ricorrente) deve fornire prove documentali solide per confutare valutazioni basate su elementi oggettivi; deduzioni meramente assertive sono inidonee a travolgere il giudizio discrezionale
  • Se la pena residua è inferiore a due anni, il tribunale può concedere misure alternative meno gravose (es. detenzione domiciliare) anche in caso di revoca dell'affidamento

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