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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3301/2023 del 25/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Milano che aveva dichiarato inammissibile il ricorso ex art. 99 d.P.R. n. 115/2002 proposto contro la pronuncia di inammissibilità dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il ricorrente deduce che il giudice di merito ha errato ritenendo inammissibile il ricorso perché presentato "in proprio" dall'avvocato difensore, non considerando che il difensore, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, ha potere di impugnazione autonomo e parallelo e che l'atto conteneva espressa indicazione della veste di "difensore di fiducia" e della volontà del cliente di ricevere le notificazioni presso la PEC del difensore.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto la doglianza fondata. Pur rilevando che la formula "in proprio" è tecnicamente infelice, ha valorizzato l'esplicito riferimento alla qualità di "difensore di fiducia" e la richiesta di ricevere le notificazioni nella PEC del difensore, che dimostrano la volontà di agire nell'interesse del cliente e non un interesse personale del difensore. Pertanto l'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al Presidente del Tribunale di Milano per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 99 d.P.R. n. 115 del 2002

    Norma di riferimento per il ricorso contro i provvedimenti relativi al gratuito patrocinio; la Corte ha considerato ammissibile il ricorso proposto dal difensore a fronte dell'espressa indicazione della sua veste e della volontà del cliente.

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Norma che regola la requisitoria scritta del Procuratore generale; qui citata per segnalare che il PG ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza impugnata.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite

    Principio secondo cui il difensore ha un potere di impugnazione autonomo e parallelo rispetto a quello dell'imputato, non subordinato al rilascio di una procura speciale, principio richiamato implicitamente nella decisione per affermare la legittimazione del difensore a proporre il ricorso.

  • Principio interpretativo della prevalenza della sostanza sulla forma

    La Corte ha applicato un'interpretazione sostanziale dell'atto processuale: una formula formalmente inadeguata ("in proprio") non determina l'inammissibilità se il contenuto dell'atto e le indicazioni formali (es. qualità di "difensore di fiducia", indicazione PEC) mostrano chiaramente l'intento di agire per conto del cliente.

Massime di principio

  • Il difensore nominato può proporre impugnazioni autonome anche senza procura speciale, quando la giurisprudenza lo riconosce come titolare di potere di impugnazione parallelo rispetto all'imputato.
  • Errori o inesattezze meramente formali nella dizione dell'atto (es. l'uso improprio di "in proprio") non devono automaticamente comportare l'inammissibilità se il contenuto dimostra chiaramente che l'atto è stato redatto nell'interesse del cliente.
  • Il giudice di merito deve valutare la veste e la volontà sostanziale dell'autore dell'atto (es. la dichiarazione di essere "difensore di fiducia" e l'indicazione della PEC per le notificazioni) prima di dichiarare l'inammissibilità per carenze formali.
  • In dubbio, la Corte di cassazione può annullare senza rinvio quando l'errore del giudice di merito è di legge e la rettifica non richiede nuovo esame di fatti o esigenze istruttorie, rimettendo gli atti al Presidente del giudice di merito per nuovo giudizio.
  • Per la difesa: indicare sempre chiaramente la qualità (es. "difensore di fiducia") e i dati per le notificazioni (PEC) per evitare contestazioni di legittimazione; per il giudice: privilegiare un'interpretazione sostanziale degli atti quando l'intento è manifesto.

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