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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25490/2024 del 27/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente contestava la dichiarata inammissibilita della sua istanza di revoca dell'ordinanza di correzione di un presunto errore materiale. In particolare, sosteneva che le sentenze di condanna erano state emesse nei confronti di "Ciappa Maria Letterina" e non della ricorrente "Ciappa Maria"; la modifica del nome nelle sentenze sarebbe stata effettuata de plano, senza la necessaria procedura (udienza camerale), impedendo alla ricorrente di difendersi e rendendo nulla la correzione. Per tale motivo la ricorrente riteneva illegittimo il provvedimento di esecuzione delle pene concorrenti n. 314/2023 SIEP del 22/11/2023.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che l'impugnazione mira in realtà a superare l'inoppugnabilità dell'ordinanza di correzione dell'errore materiale, poiché l'ordinanza di correzione stessa non era stata impugnata nei termini previsti. La richiesta di revoca non può sostituire un ricorso (ad es. ricorso per cassazione) e non può essere utilizzata per eludere i termini perentori di impugnazione. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • impugnabilita dell'ordinanza di correzione dell'errore materiale

    L'ordinanza di correzione dell'errore materiale è impugnabile e soggetta a termini perentori; la semplice richiesta di revoca non può sostituire l'impugnazione ordinaria dell'atto che ha effettuato la correzione

  • ricorso per cassazione (rimedio ordinario per la doglianza sottesa)

    La doglianza relativa alla correzione del nome avrebbe dovuto essere sollevata mediante il rimedio processuale competente (ad es. ricorso per cassazione quando previsto), e non tramite istanze di revoca intese a protrarre i termini di impugnazione

  • procedura di correzione dell'errore materiale

    La correzione di errori materiali dovrebbe seguire le regole procedurali previste, incluse le forme di discussione/udienza dove richiesto; tuttavia, anche la contestazione di eventuali vizi procedurali richiede l'impugnazione dell'atto nei modi e termini stabiliti

Massime di principio

  • Una istanza di revoca di un'ordinanza di correzione non può essere utilizzata per sostituire o prolungare i termini di impugnazione dell'ordinanza stessa; se l'ordinanza di correzione è impugnabile, la parte deve proporre il rimedio competente entro i termini previsti
  • Se si contesta che una correzione di errore materiale abbia effettivamente mutato l'identificazione della persona condannata, la contestazione va svolta mediante l'impugnazione dell'ordinanza o della sentenza nei rimedi previsti, non tramite richieste di revoca strumentali
  • La mancanza di una udienza camerale o di altra formalità procedurale nella correzione di un errore materiale può costituire motivo di doglianza, ma non esonera la parte dall'obbligo di impugnare l'atto nel termine e con il mezzo previsto dalla legge
  • Il giudice può dichiarare inammissibile una richiesta di revoca quando risulta evidente che la domanda persegue la finalità di eludere i termini di impugnazione; in tal caso la parte può essere condannata alle spese e a sanzioni pecuniarie
  • In caso di dubbio sull'identità della persona cui si riferisce una sentenza, è importante agire tempestivamente e con gli strumenti processuali appropriati per evitare la perdita dei termini e il rischio di condanna per spese e ammende

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