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Sentenza

Sentenza n. 15648/2026 - Roma, Sezione 1T

per l'annullamento del diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202609121

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, fondato sulla mancata conferma entro quindici giorni del nulla osta da parte del datore di lavoro

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l’annullamento del diniego del visto adottato dall’Ambasciata d’Italia a Manila il 5 giugno 2026. L’amministrazione aveva rilevato che il datore di lavoro non aveva confermato allo Sportello unico per l’immigrazione, entro quindici giorni dalla comunicazione della conclusione degli accertamenti, il nulla osta al lavoro subordinato rilasciato il 25 aprile 2026. Il ricorrente ha confermato l’omessa conferma, attribuendola alla negligenza del datore di lavoro. La decisione dà atto che il diniego non era stato preceduto dal preavviso di rigetto, ma precisa che tale adempimento non era più previsto per i procedimenti di visto dopo il d.l. 145/2024. La questione decisiva è stata la mancata impugnazione della revoca del nulla osta, presupposto imprescindibile del diniego, e la mancata intimazione in giudizio del Ministero dell’Interno.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse processualmente rilevante: il diniego del visto conseguiva necessariamente alla revoca del nulla osta, che non era stata impugnata; non era quindi utile una pronuncia limitata al solo diniego, mentre il Ministero dell’Interno, competente per la revoca, non era stato intimato in giudizio. Il TAR ha inoltre rilevato che, per i procedimenti di visto, il preavviso di rigetto ex art. 10-bis l. 241/1990 non era più previsto in seguito al d.l. 145/2024, in vigore dall’11 dicembre 2024. Spese compensate per la complessità della procedura.

Norme richiamate

  • art. 22, comma 5-quinquies, d.lgs. 286/1998

    Infatti, ai sensi dell’art. 22 comma 5-quinquies T.U. Immigrazione, laddove il datore di lavoro non confermi il nulla osta entro il termine di 15 giorni previsto, “la richiesta si intende rifiutata e il nulla osta, ove già rilasciato, è revocato”.

    La mancata conferma del nulla osta da parte del datore di lavoro entro quindici giorni comporta il rifiuto della richiesta e la revoca del nulla osta già rilasciato; la revoca costituisce il presupposto del conseguente diniego del visto.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Preliminarmente, va rilevato che il provvedimento di diniego non è stato correttamente preceduto dal preavviso di rigetto, ex art. 10 bis L. 241/90, in quanto non più previsto per i procedimenti di trattazione delle domande di visto, in seguito al D.L. 145/2024, in vigore dall’11.12.2024.

    Per i procedimenti di trattazione delle domande di visto, il preavviso di rigetto previsto dall’art. 10-bis non è applicabile in seguito alle modifiche introdotte dal d.l. 145/2024, in vigore dall’11 dicembre 2024.

Massime di principio

  • Quando il diniego di un visto consegue necessariamente alla revoca del nulla osta che ne costituisce il presupposto imprescindibile, l’impugnazione del solo diniego, senza contestare la revoca, è inammissibile per carenza di interesse processualmente rilevante, poiché non può produrre un’utilità autonoma.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

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