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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28320/2025 del 01/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati giudicati separatamente in sede di cognizione. Il Giudice dell'esecuzione aveva parzialmente accolto l'istanza ma aveva escluso il beneficio per: i) il tentato furto e la resistenza del 25 agosto 2017 (sentenza e), ritenendo eccessiva la distanza temporale rispetto agli altri reati unificati e assente rilevanza della condizione di tossicodipendenza; ii) il furto del 1° aprile 2018 (sentenza f), per la distanza temporale rispetto a un reato omogeneo del 10 agosto 2020 (sentenza l). In cassazione il ricorrente ha dedotto: (1) violazione degli artt. 81, comma 2, c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione per mancata e concreta disamina degli indici della continuazione (omogeneità, contiguità spazio-temporale); (2) errata valutazione della condizione di tossicodipendenza, che può emergere anche dalle sentenze senza certificazione formale.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in parte. Ha confermato la legittimità dell'esclusione della continuazione con riferimento ai fatti del 25 agosto 2017 (sentenza e), per la significativa distanza temporale rispetto alla prima fattispecie unificata e per l'eterogeneità delle violazioni. Ha invece annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al mancato riconoscimento della continuazione tra il furto del 1° aprile 2018 (sentenza f) e i reati già posti in continuazione con le sentenze sub a) e b) (reati commessi il 3 e 5 aprile 2018), rilevando che la prossimità temporale e l'omogeneità degli illeciti impongono un nuovo esame. La sentenza è rinviata al Tribunale di Cremona - ufficio GIP, in diversa persona, per nuovo giudizio sul punto; disposizioni di riservatezza su dati identificativi ai sensi dell'art. 52 d.lgs. n.196/2003.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina la competenza del giudice dell'esecuzione in tema di riconoscimento della continuazione: il giudice dell'esecuzione, pur avendo autonomia decisionale, deve motivatamente confrontarsi con precedenti valutazioni svolte in fase di cognizione e compiere un'istruttoria valutativa rigorosa sugli indici della continuazione.

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Stabilisce il vincolo della continuazione quando i reati sono commessi con un'unica deliberazione anticipata: la Corte ricorda che omogeneità e contiguità spazio-temporale sono indici utili ma non decisivi di per sé, dovendosi accertare la programmazione unitaria dei reati.

  • art. 52 d.lgs. n. 196 del 2003

    Imposta l'obbligo di omissione delle generalità e dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento, misura di tutela della privacy nei provvedimenti pubblici.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede l'accertamento di una deliberazione unitaria: omogeneità e prossimità temporale sono indizi importanti ma non determinanti da soli.
  • Il giudice dell'esecuzione, pur non vincolato dalle decisioni di merito, deve motivatamente confrontarsi con valutazioni precedenti che hanno già riconosciuto la continuazione e spiegare perché se ne discosta.
  • La stretta prossimità temporale (es. reati commessi a pochi giorni di distanza) e l'omogeneità delle modalità costituiscono un forte elemento a favore del riconoscimento della continuazione e impongono un approfondimento motivato.
  • La condizione di tossicodipendenza può essere valutata anche se non documentalmente certificata, purché emerga in modo probatorio e sia collegata causalmente al disegno criminoso; il suo mero richiamo senza riscontri non è sufficiente.
  • In caso di difetto motivazionale o omissione di valutazioni rilevanti il provvedimento del giudice dell'esecuzione può essere annullato e rinviato per nuovo esame, anche a diverso giudice.

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