Cassazione Penale, Sentenza n. 36981/2023 del 07/09/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari per presunto reato di corruzione per l'esercizio della funzione. Ha dedotto: (1) vizio di motivazione, per omissione di elementi idonei a dimostrare l'esistenza del "pactum sceleris" e il nesso sinallagmatico tra la dazione di 5.000 euro e l'asservimento della funzione pubblica; (2) violazione di legge nella valutazione della gravità indiziaria, sostenendo che questa si fonda essenzialmente su una conversazione tra l'indagato e una terza persona in cui si parla della somma senza indicazione della causale e con riferimenti equivoci (eventuale richiesta di restituzione del denaro), insufficiente a provare il collegamento tra utilità e atto contrario ai doveri d'ufficio.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo esame. Nel provvedimento la Corte ha richiamato i principi afferenti al reato di corruzione (necessità di dimostrare il patto corruttivo, l'accettazione dell'utilità da parte del pubblico ufficiale e il nesso causale tra utilità e atto d'ufficio), e il criterio probatorio di cui all'art. 192, comma 2, c.p.p. (gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti). Ha censurato il Tribunale di Catanzaro per aver motivato in modo meramente assertivo, senza valutazione concreta delle circostanze, e per non aver dimostrato l'esistenza del nesso causale tra la dazione e l'asservimento della funzione, non escludendo inoltre che la somma potesse essere riconducibile a una mediazione illecita e non a un prezzo dell'asservimento.
Norme richiamate
art. 192, comma 2, codice di procedura penale
«l'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti»
La Corte ha richiamato tale norma per affermare che la prova del nesso tra dazione e atto antidoveroso non può fondarsi su indizi generici: gli elementi che supportano la gravità indiziaria devono essere specifici, precisi e coerenti tra loro
reato di corruzione per l'esercizio della funzione (riferimento alla disciplina delittuosa)
La Corte ha richiamato i principi interpretativi consolidati secondo cui la corruzione è reato bilaterale e plurisoggettivo fondato sul "pactum sceleris": occorre provare sia la dazione/accettazione dell'utilità sia il nesso causale tra utilità e comportamento del pubblico ufficiale; la mera dazione non è di per sé sufficiente a integrare il reato
Massime di principio
- Per integrare il reato di corruzione è necessario provare il "pactum sceleris": non basta dimostrare che una somma sia stata data o ricevuta, bisogna anche dimostrare che quella somma fosse finalizzata all'asservimento della funzione o al compimento di un atto antidoveroso
- Ai fini della gravità indiziaria (misure cautelari) gli elementi probatori devono essere gravi, precisi e concordanti; conversazioni ambigue o riferimenti privi di causale non sono di per sé sufficienti
- Nel riesame di una misura cautelare il giudice può valutare liberamente gli elementi del caso, ma deve motivare in modo concreto e non assertivo quando l'impugnazione contesta specifici profili (anche se l'obbligo motivazionale è attenuato sui punti non censurati)
- Se la prova è compatibile con alternative interpretative (es. mediazione illecita vs prezzo per asservimento della funzione), il dubbio deve essere affrontato esplicitamente e può impedire l'applicazione o la conferma di misure personali cautelari fondate su gravità indiziaria insufficiente
- In situazioni analoghe difesa e giudici dovrebbero distinguere chiaramente tra prova della dazione e prova della finalizzazione dell'utilità all'esercizio illegittimo della funzione, cercando elementi circostanziali (tempistica, benefici concreti ottenuti, corrispondenza tra atti compiuti e interesse dell'erogatore) che colleghino indizio e accusa
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