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Sentenza

Sentenza n. 1605/2026 - Bologna, Sezione 2

Per l’accertamento del diritto ad attuare l’intervento edilizio diretto, senza necessità di Progetto Unitario, sulle aree di proprietà della società ricorrente; previo annullamento della TAV 6 – Godo Ovest – del PRG ’95 vigente, laddove ricomprende le aree di proprietà della società ricorrente entro un perimetro di Comparto urbanistico sottoposto a pianificazione attuativa mediante Progetto Unitario; di tutti gli atti adottati dal Comune sul presupposto della necessità dell’approvazione del Progetto Unitario; in ogni caso, per l’annullamento - dell’atto a firma del Responsabile dell’Area Urbanistica – Edilizia Privata – Ambiente, pervenuto con pec del 7 settembre 2020 (doc. 1), contenente il diniego di approvazione del Progetto Unitario presentato dalla ricorrente nel 2011 in relazione al Comparto Urbanistico, in località Godo in via Baracca/Bellini.

Giustizia amministrativa202000753

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego del 7 settembre 2020 di approvazione del Progetto Unitario per il comparto urbanistico di Godo e previsione della Tavola 6 del PRG che assoggetta l'area a pianificazione attuativa

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società proprietaria di un'area di oltre 13.000 mq, classificata in zona B13 e inserita dal PRG in un comparto soggetto a Progetto Unitario, aveva chiesto nel 2011 l'approvazione del piano attuativo e ne aveva ripresentato la domanda nel 2019. Il Comune, con nota del 7 settembre 2020, ha comunicato che l'istruttoria non era stata avviata perché il progetto individuava come unica viabilità di accesso aree ferroviarie non acquisite e senza adesione dei relativi proprietari, benché la delibera comunale del 2008 e la proroga del 2009 avessero posto la disponibilità di tali aree, a cura e spese dei proponenti, come condizione per l'approvazione. La società ha dedotto, quanto al diniego, violazione degli artt. 97 Cost. e 1, 2 e 3 della l. 241/1990, violazione delle norme tecniche del PRG sul Progetto Unitario, difetto di istruttoria e motivazione anche in relazione all'art. 4 della l.r. 24/2017, sviamento, lesione dell'affidamento e contraddittorietà; ha sostenuto che esistevano soluzioni alternative di accessibilità e che il comparto non era intercluso. Ha inoltre chiesto l'accertamento del diritto a edificare con intervento diretto e l'annullamento della previsione di PRG che impone la pianificazione attuativa, lamentando che l'area sarebbe già urbanizzata e inserita in un contesto consolidato, e deducendo difetto dei presupposti, di istruttoria e di motivazione, violazione dell'art. 42 Cost., irragionevolezza, sproporzione, aggravamento procedimentale e sviamento. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità e chiesto il rigetto.

La decisione

La domanda di accertamento del diritto a realizzare direttamente l'intervento è stata dichiarata inammissibile: l'interesse della società è tutelabile mediante l'azione di annullamento del diniego, senza necessità di un'azione generale di accertamento. Le censure contro il diniego sono state esaminate congiuntamente e respinte: la motivazione è risultata chiara e coerente con le condizioni già stabilite nella delibera comunale del 2008 e ribadite nel 2009; il progetto continuava a indicare le aree ferroviarie come unica viabilità di accesso, senza dimostrarne la disponibilità né prospettare una soluzione per acquisirle. Sono state respinte anche le censure contro l'obbligo di piano attuativo. La necessità di pianificazione non viene meno per il solo fatto che l'area sia inserita in un contesto urbanizzato: nel caso concreto, la consistenza del comparto (oltre 13.000 mq), le ventiquattro unità abitative previste, la necessità di adeguare le urbanizzazioni e di realizzare un nuovo sistema viario giustificano il piano, che serve anche a coordinare e completare l'assetto urbanistico. Il ricorso è stato quindi respinto nel merito quanto alle domande di annullamento, ferma la distinta inammissibilità della domanda di accertamento. La società è stata condannata a pagare al Comune € 2.000,00 oltre oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 42 Cost.

    Anche queste censure non possono trovare accoglimento.

    La censura, che includeva la dedotta violazione dell'art. 42 Cost. per l'assoggettamento dell'area a piano attuativo, è respinta in ragione della legittima esigenza di pianificazione unitaria del comparto.

  • artt. 1, 2 e 3 l. 241/1990

    La motivazione del diniego è molto chiara, laddove rileva “la carenza del presupposto fondamentale, definito in sede di autorizzazione alla presentazione della delibera di Giunta comunale n. 73 del 24.5.2008, ribadito nella nota prot. 4736 del 4.5.2009 a firma della scrivente di concessione della proroga alla presentazione del progetto stesso, e relativa alla disponibilità delle aree ferroviarie necessarie all’accessibilità dell’intera area e quindi allo sviluppo del progetto stesso.”

    Il diniego è adeguatamente motivato quando individua la condizione di approvazione non realizzata e richiama le precedenti determinazioni comunali che l'avevano posta.

  • art. 4 l.r. 24/2017

    I motivi non sono fondati.

    La censura, formulata anche con riferimento all'art. 4 della l.r. 24/2017, non supera la legittimità del diniego fondato sulla mancata disponibilità delle aree ferroviarie necessarie all'accessibilità.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Visto l'art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.;

    La norma è richiamata in relazione alla trattazione del ricorso in udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato; il testo non ne sviluppa un'interpretazione.

  • art. 112 c.p.c.

    Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta al Collegio, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato.

    Il Collegio ritiene di avere esaminato tutti gli aspetti rilevanti della controversia in conformità al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; le doglianze non esaminate sono considerate irrilevanti o comunque inidonee a modificare l'esito.

Massime di principio

  • L'azione generale di accertamento nel processo amministrativo è utilizzabile quando occorre colmare un'esigenza di tutela di interessi riconosciuti dall'ordinamento che non possa essere adeguatamente soddisfatta mediante le azioni tipizzate; se l'interesse può essere tutelato con l'impugnazione del provvedimento lesivo, la domanda di accertamento è inammissibile.
  • È legittimo negare l'approvazione di un piano attuativo quando il progetto non dimostra la disponibilità delle aree necessarie all'accessibilità e allo sviluppo dell'intervento, se tale disponibilità era stata espressamente posta dall'amministrazione come condizione per l'approvazione.
  • La preesistente urbanizzazione dell'area non esclude automaticamente la necessità di un piano attuativo. La pianificazione può essere richiesta anche in ambiti già urbanizzati quando dimensioni e caratteristiche dell'intervento, necessità di adeguare le opere di urbanizzazione e realizzazione di una nuova viabilità rendono necessario un coordinamento unitario e il completamento dell'assetto urbanistico.

Come è indicizzato

MateriePiani regolatori e variantiLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEccesso di potereLegittimazione e interesse a ricorrere

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