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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22939/2026 del 22/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Amita impugna in cassazione la sentenza della Corte d'appello di Napoli che, su richiesta concordata ex art. 599-bis c.p.p., ha rideterminato la pena per il reato di cui all'art. 385 c.p. in mesi dieci di reclusione confermando la sospensione condizionale. Deduce due motivi: 1) mancanza di motivazione circa la sussistenza delle condizioni di proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; 2) violazione di legge e vizi di motivazione nel rifiuto di sostituire la pena detentiva con la detenzione domiciliare, rifiuto fondato (a suo dire erroneamente) sulla concessione della sospensione condizionale nonostante l'imputato fosse, in realtà, sottoposto agli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte di cassazione rigetta il ricorso. In via preliminare chiarisce l'interpretazione dell'art. 344-bis c.p.p.: il termine per la maturazione dell'eventuale improcedibilità decorre dal novantesimo giorno successivo al deposito della sentenza motivata, anche quando la motivazione è redatta contestualmente al dispositivo. Sul merito: il primo motivo è inammissibile per rinuncia con il concordato d'appello; il secondo è infondato perché la richiesta di sostituzione della pena detentiva doveva essere espressamente devoluta al giudice dell'impugnazione con l'atto di appello o con motivi aggiunti; una richiesta formulata oralmente in udienza, dopo il concordato, è inammissibile (la Corte rettifica la motivazione errata data dalla corte territoriale e precisa che l'inammissibilità dipende dalla mancata devoluzione e dall'estraneità al concordato). Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Consente il concordato in sede di appello per la rideterminazione della pena; la rinuncia a determinate questioni gestita nel concordato comporta inammissibilità delle impugnazioni su quei punti.

  • art. 385 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato per cui è stata inflitta la pena poi rideterminata; citata per identificare il fatto-reato oggetto del giudizio.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Riferita alle condizioni di proscioglimento; la Corte ha ritenuto il motivo relativo alla mancanza di motivazione in ordine a tali condizioni come rinunciato con il concordato.

  • art. 344-bis cod. proc. pen.

    Interpretato nella parte in cui dispone i termini di improcedibilità: il termine annuale per la cassazione inizia a decorrere dal novantesimo giorno successivo al deposito della sentenza motivata, anche quando la motivazione è contestuale alla pronuncia.

  • art. 544 cod. proc. pen.

    Disciplinando i tempi di redazione della motivazione, viene interpretato unitariamente per stabilire che la redazione immediata della motivazione rientra comunque nel computo dei termini e del novantesimo periodo previsto dall'art. 344-bis.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Principio devolutivo dell'appello: le questioni devolute al giudice d'appello sono quelle contenute nell'atto di impugnazione o nei motivi aggiunti; benefici o conversioni non spettano d'ufficio se non espressamente devoluti.

  • art. 598-bis cod. proc. pen.

    Consente il consenso dell'imputato alla sostituzione della pena entro termini predeterminati, ma detta possibilità è subordinata alla preventiva devoluzione della questione con l'atto di impugnazione o motivi aggiunti; non consente che la sostituzione venga disposta d'ufficio.

  • art. 585, art. 584, art. 165-bis disp. att. c.p.p.

    Norme richiamate nel ragionamento sui termini e sugli adempimenti processuali (proposta d'impugnazione, notificazione, trasmissione del fascicolo) necessari al corretto computo dei termini per la celebrazione del giudizio di impugnazione.

  • legge 30 settembre 2021, n. 134 (modifiche introdotte)

    Ha introdotto l'art. 344-bis; il Collegio richiama la legge per i termini di improcedibilità applicabili ai reati commessi dal 1° gennaio 2020.

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Richiamato indirettamente per distinguere la disciplina applicabile ratione temporis alla questione di incompatibilità tra sospensione e altre misure sostitutive; la Corte rileva che, per reati anteriori, non sussisteva incompatibilità automatica.

Massime di principio

  • Una rinuncia operata nel contesto di un concordato di appello comporta l'inammissibilità delle impugnazioni sulle questioni rinunciate; non si può poi sollevare in cassazione quanto espressamente rinunciato con l'accordo.
  • La richiesta di sostituzione della pena detentiva con misure alternative deve essere specificamente devoluta al giudice d'appello tramite l'atto di impugnazione o motivi aggiunti; non può essere imposta o concessa d'ufficio se non espressamente prevista e concordata con il Procuratore Generale.
  • Le istanze formulate oralmente in udienza, successivamente al concordato e in assenza di preventiva devoluzione nell'atto di impugnazione, sono inammissibili.
  • L'art. 344-bis c.p.p. va interpretato nel senso che il termine di decorrenza per la verificazione dell'improcedibilità decorre dal novantesimo giorno successivo al deposito della sentenza motivata, anche quando la motivazione è stata redatta e depositata contestualmente alla pronuncia.
  • La concessione della sospensione condizionale della pena non è automaticamente incompatibile con ogni altra misura sostitutiva in relazione a fatti commessi prima di riforme normative successive; occorre sempre verificare la disciplina applicabile ratione temporis.
  • Il principio devolutivo dell'appello (art. 597 c.p.p.) impone che i benefici o le conversioni di pena siano specificamente dedotti in sede di impugnazione affinché il giudice dell'appello possa valutarli.

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