Cassazione Penale, Sentenza n. 46384/2023 del 16/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso in Cassazione articolato in tre motivi: (1) vizio di motivazione per la ritenuta sussistenza di gravi indizi di partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. n. 309/1990), deducendo che Bensi compare marginalmente nelle indagini e non sarebbe stato documentato come parte integrante del sodalizio; (2) violazione di legge e mancata motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari (artt. 272, 274, 299 c.p.p.), sostenendo che il Tribunale si è basato solo sulla gravità dell'addebito e sul tempo trascorso, mentre non sussisterebbero rischi concreti di reiterazione; (3) violazione di legge e vizio di motivazione circa il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240-bis c.p., contestando l'assunto della sproporzione tra redditi dichiarati e valore dell'immobile e affermando l'esistenza di giustificazioni (assegni del padre, mutuo, somme da fratello) che non sarebbero state valutate.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi due motivi non superino il vaglio di ammissibilità perché in sostanza tentano di rimettere in discussione la valutazione di merito dei fatti e delle fonti, materia non sindacabile in questa sede, e che il Tribunale aveva adeguatamente motivato la qualificazione di Bensi quale custode dell'immobile usato come deposito di ingenti quantitativi di stupefacente (osservazioni del 22/2/2021 e del 3/3/2021 e arresto del 9/3/2021 con sequestro di 106 kg di hashish e 29,64 kg di marijuana). Ha ritenuto generico anche il motivo relativo al sequestro preventivo, rilevando che in sede di riesame non erano stati depositati i documenti idonei a giustificare la provenienza dei fondi (assegni, mutuo, rinuncia all'eredità) e che i redditi dichiarati risultavano insufficienti a giustificare l'acquisto dell'immobile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma che punisce il reato di traffico di stupefacenti; nella sentenza è richiamata come reato contestato a Bensi e come rientrante tra quelli per i quali opera la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari (art. 275 c.p.p.).
art. 240-bis cod. pen.
Consente la confisca per reati di particolare allarme sociale; il sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata è motivato sulla base della sproporzione tra redditi dichiarati e valore dei beni e dell'assenza di giustificazioni credibili sulla provenienza.
art. 321 comma 2 cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione al sequestro preventivo; il Tribunale ha disposto il sequestro ex art. 321 c.p.p. comma 2 unitamente alla finalità di confisca ex art. 240-bis.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Causa di ricorso per cassazione (vizio di motivazione); la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sui provvedimenti cautelari, esaminando solo la completezza e la logicità della motivazione.
artt. 272, 274, 299 cod. proc. pen.
Norme relative alla prova e alla motivazione e alle esigenze cautelari; richiamate dal ricorrente per censurare la presunta insufficiente motivazione sull'attualità del pericolo di reiterazione, ma la Corte le ritiene correttamente considerate dal giudice di merito.
artt. 321, 322, 323 cod. proc. pen.
Norme sul sequestro preventivo e sui presupposti di applicazione; il ricorso lamentava errori nella valutazione dei presupposti ma la Corte ha ritenuto che le difese non abbiano prodotto prove documentali a confutare la sproporzione.
art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen.
Richiamata per indicare che il reato di cui all'art. 74 rientra tra quelli per i quali opera una presunzione relativa delle esigenze cautelari (da valutare congiuntamente all'art. 275 c.p.p.).
art. 275, comma 3 cod. proc. pen.
Prevede la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per specifici reati (tra cui quelli in materia di stupefacenti), valutabile in senso contrario solo con elementi che dimostrino il venire meno delle esigenze cautelari.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che regola la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente ai sensi di tale articolo.
art. 28 Reg. esec. cod. proc. pen.
Riferimento alle formalità di cancelleria da eseguire a seguito della decisione.
Massime di principio
- Il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari è limitato a verificare la logicità, la completezza e l'aderenza ai canoni di diritto della motivazione; non è consentito riesaminare i fatti o riapprezzare l'attendibilità delle fonti probatorie.
- Per i reati di cui all'art. 74 d.P.R. 309/1990 opera una presunzione relativa di attualità delle esigenze cautelari (art. 275 c.p.p.): il giudice può ritenere sussistenti esigenze cautelari salvo elementi concreti e documentati che dimostrino il loro venire meno (es. recesso dall'associazione, esaurimento dell'attività).
- La messa sistematica a disposizione di un locale utilizzato come deposito di stupefacenti può integrare partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di droga, anche in assenza di altre prove dirette di collegamento personale con tutti i membri, quando risulti funzionale all'attività del sodalizio (chiavi esclusive, movimenti della sostanza, custodia).
- Il giudizio sulla sussistenza del requisito dell'attualità richiede motivazione concreta e specifica: contestazioni generiche sull'assenza di rischio di reiterazione sono inammissibili se non accompagnate da elementi idonei a contrastare la prognosi di pericolosità formulata dal giudice di merito.
- In materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240-bis, la difesa deve tempestivamente produrre in sede di riesame documentazione probatoria sulla lecita provenienza dei beni (assegni, atti di mutuo, documenti ereditari); l'assenza di tali documenti rende più agevole la conclusione sulla sproporzione tra redditi dichiarati e valore dei beni.
- Le censure in Cassazione devono essere specifiche e ben circostanziate: motivi generici o che si limitano a proporre una diversa lettura dei fatti rispetto al giudice di merito rischiano l'inammissibilità.
- L'applicazione di una misura non detentiva può comunque essere motivata in presenza di concreto rischio di reiterazione quando sussistano elementi che denotano stabile inserimento nell'organizzazione e assenza di fonti di reddito lecite.
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