Sentenza n. 366/2026 - Roma, Sezione 3
per l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 969/2024, emessa dal Tribunale di Velletri – Sezione Lavoro pubblicata il 12/06/2024;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Velletri, Sezione Lavoro, che aveva riconosciuto il beneficio della Carta elettronica del docente per cinque anni scolastici
Esito
Favorevole al ricorrente (docente scolastica)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l'ottemperanza alla sentenza n. 969/2024 del Tribunale di Velletri, Sezione Lavoro, passata in giudicato per mancata impugnazione. La pronuncia aveva accertato il diritto della docente a usufruire del beneficio economico di 500 euro annui tramite la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, per complessivi 2.500 euro, oltre alle spese di lite distratte in favore dei procuratori antistatari. Nonostante la rituale notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto per l'esecuzione dei provvedimenti giudiziari nei confronti delle amministrazioni pubbliche, il Ministero non ha adempiuto. La ricorrente ha quindi chiesto l'ordine di esecuzione del giudicato e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, rilevando che la sentenza del giudice ordinario era passata in giudicato, ritualmente notificata all'Amministrazione e non adempiuta nonostante il decorso del termine dilatorio di 120 giorni. Ha dichiarato l'obbligo del Ministero di dare esecuzione al giudicato, corrispondendo alla ricorrente le somme riconosciute, entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Ha nominato sin d'ora quale commissario ad acta il Direttore generale dell'Amministrazione resistente preposto alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli 60 giorni per provvedere dalla scadenza del termine assegnato al Ministero, previa richiesta della ricorrente. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in 500 euro oltre accessori, con distrazione in favore dei procuratori antistatari.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza proposta per ottenere l'esecuzione del giudicato.
art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997
Il decorso del termine dilatorio di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo consente di procedere all'esecuzione nei confronti dell'amministrazione inadempiente.
Massime di principio
- Il giudice amministrativo è competente a conoscere dell'azione di ottemperanza diretta all'esecuzione di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario quando l'obbligo conformativo o satisfattivo gravante sull'amministrazione non sia stato adempiuto.
- L'azione di ottemperanza è proponibile quando il titolo esecutivo sia stato ritualmente notificato all'amministrazione e sia decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996.
- Accertata la persistente inerzia dell'amministrazione rispetto a un giudicato, il giudice dell'ottemperanza può assegnare un termine per l'adempimento e nominare preventivamente un commissario ad acta per il caso di inutile decorso del termine.
- Il commissario ad acta può essere individuato nell'organo dirigenziale competente dell'amministrazione, con facoltà di delega e senza compenso, disponendo che il suo intervento decorra dalla scadenza del termine assegnato all'amministrazione e previa richiesta del ricorrente.
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