Cassazione Penale, Sentenza n. 10188/2024 del 11/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La banca impugnava la sentenza della Corte d'appello di Bologna che, riformando il Tribunale, aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di truffa per difetto di querela e aveva revocato le statuizioni civili. La questione centrale è se l'istituto di credito fosse titolare del diritto di querela e quindi persona offesa dal reato, essendo i clienti truffati a non averla proposta ma la banca a essersi costituita parte civile e ad aver risarcito i clienti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha affermato che dalla imputazione e dagli accertamenti di primo grado emerge che la condotta illecita era diretta anche contro la banca, che aveva mantenuto indebitamente la promotrice nel "portafoglio clienti" e aveva subito un danno patrimoniale risarcendo i clienti. Di conseguenza la banca è persona offesa e titolare del diritto di querela. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili e ha rinviato per nuovo giudizio al giudice civile competente per valore in grado di appello, rimettendo al giudice del rinvio anche la liquidazione delle spese di questo grado di legittimità.
Norme richiamate
Sez. 2, n. 27061 del 28/04/2023, Rainard, Rv. 284793
Il principio richiamato è che, in tema di truffa, persona offesa e titolare del diritto di querela è il soggetto che tiene il bene giuridico leso o che subisce le conseguenze patrimoniali dell'azione delittuosa; se il soggetto danneggiato non coincide con quello indotto in errore, la querela di quest'ultimo non ha effetto rispetto al titolare del bene leso
Massime di principio
- In ipotesi di reato contro il patrimonio (es. truffa) occorre verificare chi sia il "detentore del bene giuridico" e chi ha subito le conseguenze patrimoniali: la titolarità della querela dipende dall'effettivo danno patrimoniale e non dall'essere stato l'indotto in errore.
- Se un intermediario o ente (es. banca) ha risarcito terzi per il comportamento di un proprio dipendente/promotore e ha subito un danno patrimoniale o un'altrimenti lesione del proprio interesse, può essere considerato persona offesa e quindi avere titolo a proporre querela e ad agire civilmente.
- La carenza di querela da parte dei soggetti direttamente indotti in errore non esclude automaticamente la procedibilità quando esista un distinto soggetto danneggiato titolare del diritto di querela; è essenziale dimostrare il nesso causale tra il comportamento illecito e il danno patrimoniale dell'ente.
- Nelle impugnazioni, la Corte di Cassazione può annullare la decisione dei giudici di merito limitatamente agli effetti civili se accerta che il titolare del diritto di querela è stato erratamente escluso, rinviando per la prosecuzione del giudizio civile.
- Prassi consigliata: raccogliere e documentare in giudizio le prove del danno patrimoniale subito dall'ente (es. attestazioni di risarcimento a clienti, effetti sulla posizione lavorativa del promotore) per sostenere la qualità di persona offesa e la legittimazione a proporre querela e domanda civile.
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