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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13066/2023 del 29/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte di assise di appello di Caltanissetta che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 13/11/2017-20/12/2018. Il ricorrente contestava la violazione di legge e carenza di motivazione con riferimento agli artt. 314 e 315 c.p.p., sostenendo che la Corte di merito non aveva fornito certezza sulla gravità della sua condotta né sul nesso causale tra tale condotta e l'adozione della misura cautelare; in particolare lamentava che gli elementi valorizzati (rinvenimento di 9 semi e un fiore di marijuana nella sua disponibilità, e perquisizione in un casolare adiacente) non potevano essere qualificati come colpa grave ostativa all'indennizzo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice della riparazione ha correttamente valutato ex ante gli elementi probatori, individuando comportamenti del ricorrente idonei a creare il ragionevole convincimento del suo coinvolgimento nell'illecita detenzione di stupefacenti: possesso di semi e infiorescenza della stessa sostanza rinvenuta nel casolare adiacente, reticenza/elusività nell'interrogatorio circa chi avesse accesso al casolare, e la contiguità tra le abitazioni. Tali elementi sono stati ritenuti sufficienti a configurare profili di colpa grave riconducibili alla connivenza passiva e quindi ostativi al riconoscimento della riparazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali; non è stata riconosciuta la rifusione delle spese del Ministero resistente per genericità della memoria difensiva.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale del reato di illecita detenzione di stupefacenti, che costituisce il titolo del procedimento penale da cui è nata la misura cautelare; nella sentenza è richiamata come fatto-reato oggetto dell'indagine e del sequestro della marijuana

  • art. 314 c.p.p.

    Richiamato nel ricorso come norma attinente alla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha ritenuto che l'interpretazione e l'applicazione di tale disciplina siano state corrette dal giudice della riparazione nella valutazione ex ante della colpa grave ostativa all'indennizzo

  • art. 315 c.p.p.

    Analogamente all'art. 314, citato nel ricorso in tema di riparazione; la Corte ha confermato che i criteri di valutazione previsti sono stati rispettati, compreso il controllo della sussistenza della causa ostativa derivante da condotte colpose del detenuto

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta ex ante, con autonomia rispetto al processo penale, se la condotta dell'interessato abbia creato la falsa apparenza di colpevolezza e dunque sia causa dell'adozione della misura; non deve necessariamente accertare la responsabilità penale ma la relazione causale con il convincimento dell'autorità procedente
  • La colpa grave ostativa all'indennizzo può derivare da condotte extraprocessuali di connivenza o tolleranza, soprattutto se l'agente era in posizione tale da poter impedire l'attività illecita o le sue condotte hanno rafforzato l'attività criminosa altrui
  • Elementi quali la contiguità di immobili, il rinvenimento di stupefacenti nella disponibilità dell'interessato e un comportamento elusivo o reticente in sede di interrogatorio possono legittimamente concorrere a formare il convincimento che giustifica una misura cautelare e a escludere la riparazione
  • Il giudice della riparazione non può affermare fatti contrari a quelli accertati dal giudice della cognizione; tuttavia può valorizzare, nei limiti degli accertamenti processuali, circostanze non escluse dal giudizio di merito per valutare l'esistenza di colpa grave
  • Per ottenere l'indennizzo è utile che la difesa produca elementi specifici e non generici per contestare il nesso causale e la sussistenza di colpa grave; memorie difensive vaghe o generiche rischiano di essere ritenute inutili ai fini della pronuncia

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