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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25862/2021 del 23/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dalla costruzione, su un fondo sito nel Comune di Quartu Sant'Elena, di due manufatti in muratura con aperture/finestre realizzati lungo il confine con il fondo vicino. Il proprietario confinante agì in giudizio chiedendo la demolizione o l'arretramento dei manufatti per violazione delle distanze legali tra costruzioni. Il Tribunale accolse la domanda, ritenendo applicabili le distanze previste dagli strumenti urbanistici locali; la Corte d'appello riformò in parte la decisione, escludendo che nel PUC vigente vi fossero prescrizioni sulle distanze per l'area interessata, ma poi, valorizzando una dichiarazione dell'autore delle opere, ritenne illegittime le finestre come vedute aperte a distanza inferiore a un metro e mezzo e ordinò di ridurle a luci o chiuderle. In Cassazione il ricorso principale dedusse: (1) violazione degli artt. 873, 903 e 905 c.c., sostenendo che, esclusa la disciplina urbanistica locale, la Corte territoriale avrebbe dovuto decidere solo sulla domanda originaria relativa alle distanze tra costruzioni e non sulle vedute; (2) violazione dell'art. 112 c.p.c. per ultrapetizione, poiché la domanda introduttiva non riguardava luci/vedute; (3) violazione dell'art. 91 c.p.c. sulle spese. Il ricorso incidentale del proprietario confinante censurò invece la sentenza per avere escluso l'applicabilità delle norme urbanistiche locali che, secondo la prospettazione del ricorrente incidentale, integravano l'art. 873 c.c. imponendo un distacco assoluto dal confine nella zona in cui ricadevano i fondi, e per omesso esame di fatti decisivi risultanti dalla consulenza tecnica d'ufficio e dalla disciplina del programma di fabbricazione del 1988 e del PUC del 2000.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso principale, ravvisando ultrapetizione nella condanna alla chiusura/riduzione delle finestre, perché la domanda originaria riguardava soltanto la violazione delle distanze tra costruzioni e non le vedute. Ha quindi dichiarato assorbiti il primo e il terzo motivo del ricorso principale. Ha inoltre accolto il ricorso incidentale nei limiti indicati in motivazione, rilevando che la Corte d'appello non aveva adeguatamente esaminato la disciplina urbanistica locale e il fatto, decisivo, della collocazione dei fondi in una zona omogenea per la quale gli strumenti urbanistici prevedevano distanze dal confine integrative dell'art. 873 c.c. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Cagliari in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 873 c.c.

    disciplina generale delle distanze tra costruzioni, integrabile dalle norme urbanistiche locali; la sua applicazione richiede l'esame della disciplina vigente per la zona interessata.

  • art. 903 c.c.

    richiamato dal ricorrente principale per sostenere che la causa non atteneva alle vedute; la Corte ne valorizza la diversa funzione rispetto alle distanze tra costruzioni.

  • art. 905 c.c.

    norma sulle vedute; la sua applicazione non può essere introdotta d'ufficio quando la domanda riguarda soltanto le distanze tra costruzioni.

  • art. 112 c.p.c.

    il giudice non può pronunciare ultra petita, cioè attribuire un bene della vita diverso da quello richiesto, come nel caso della conversione della domanda sulle distanze in domanda sulle vedute.

  • art. 91 c.p.c.

    richiamato in tema di regolamentazione delle spese, ma il relativo motivo è stato assorbito.

  • art. 872 c.c.

    richiamato per affermare il carattere integrativo delle norme urbanistiche locali rispetto alla disciplina codicistica delle distanze.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    invocato nel ricorso incidentale per omesso esame di fatti decisivi risultanti dalla consulenza tecnica d'ufficio.

  • art. 375, comma 2, c.p.c.

    richiamato per la trattazione in camera di consiglio.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    richiamato per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 11, comma 1, L. 17 agosto 1942, n. 1150

    richiamato nel ricorso incidentale in relazione agli strumenti urbanistici locali e alla loro efficacia integrativa.

Massime di principio

  • Quando la domanda introduttiva riguarda la violazione delle distanze tra costruzioni, il giudice non può trasformarla d'ufficio in una domanda relativa a luci o vedute, perché si tratta di azioni diverse per presupposti, ratio e contenuto.
  • La pronuncia ultra petita integra violazione dell'art. 112 c.p.c. e determina la nullità della sentenza nella parte in cui attribuisce un bene della vita non richiesto.
  • Le norme urbanistiche locali possono integrare la disciplina codicistica delle distanze tra costruzioni; il giudice deve quindi esaminare la concreta collocazione dell'immobile nella zona urbanistica e la disciplina vigente al tempo della costruzione.
  • L'omesso esame di un fatto decisivo sussiste quando il giudice non considera una circostanza storica specificamente discussa tra le parti e potenzialmente idonea, se esaminata, a condurre a una decisione diversa.

Come è indicizzato

MaterieProprietàProveImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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