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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14035/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per il reato di traffico di influenze illecite e aveva applicato la misura degli arresti domiciliari. Il difensore deduceva: (i) violazione di legge (art. 346-bis c.p.) e vizio di motivazione circa la sussistenza dei gravi indizi, sostenendo che le somme percepite fossero finalizzate a un'attività lecita di preparazione del candidato al concorso e mancassero elementi per configurare la finalizzazione illecita della mediazione; (ii) violazione di legge (art. 274 c.p.p.) e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari e alla proporzionalità/adeguatezza della misura. Il ricorso alla Corte di cassazione mirava alla riconsiderazione del compendio indiziario e della qualificazione giuridica della condotta (corruzione vs traffico di influenze).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha confermato la valutazione del tribunale per il riesame che, alla luce delle indicazioni della Cassazione precedente, aveva inquadrato la condotta di Rinaldi come traffico di influenze illecite: Rinaldi, benché non più appartenente alla pubblica amministrazione, avrebbe operato da intermediario agevolando i contatti tra il proponente (Vecchione) e un pubblico ufficiale (Barba), ricevendo una somma intesa come prezzo della mediazione. La motivazione del tribunale è stata ritenuta logica e sufficiente anche in relazione alle esigenze cautelari, considerando la destituzione dal servizio e il mantenimento di rapporti con il corpo di Polizia Penitenziaria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze illecite)

    La fattispecie è distinta dalla corruzione: il prezzo deve essere causalmente destinato a remunerare l'opera del mediatore e non, neppure in parte, all'agente pubblico. La configurabilità richiede l'accordo tra mediatore e chi si avvale dell'intermediazione e l'estraneità dell'agente pubblico all'accordo.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Il motivo relativo alla motivazione sulle esigenze cautelari e sulla proporzionalità della misura è valutato nel merito dal giudice competente; nel caso è stata ritenuta adeguata la motivazione del tribunale per il riesame.

  • art. 346 cod. pen. / principi di corruzione (richiami giurisprudenziali)

    La Cassazione aveva rilevato che la corruzione può essere valutata anche in assenza dell'identificazione puntuale del corrotto; tuttavia occorre distinguere strutturalmente corruzione e traffico di influenze in rapporto alla destinazione del prezzo.

  • artt. 610, comma 5 e 611, comma 1-bis e ss. cod. proc. pen.

    Rilevano norme procedurali sulla celebrazione del procedimento in contraddittorio scritto e sulla mancata richiesta di trattazione orale; impattano sul modo in cui è stata svolta la procedura davanti alla Corte.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la possibilità di infliggere una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o manifestamente infondato.

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra corruzione e traffico di influenze: nel traffico di influenze illecite il 'prezzo' è causalmente riferibile all'opera di mediazione e non alla retribuzione dell'agente pubblico; l'agente pubblico può essere estraneo all'accordo tra mediatore e committente.
  • La qualificazione della condotta (corruzione vs traffico di influenze) si fonda sull'analisi del compendio indiziario: conversazioni intercettate, flussi di denaro e ruoli effettivamente svolti dagli indagati sono determinanti per ricostruire la finalità del pagamento.
  • In sede di cassazione non è consentita una piena rivalutazione degli indizi come richiesta dalla difesa: la Corte di legittimità verifica la corretta applicazione del diritto e la logicità della motivazione, non sostituisce il giudice di merito nella valutazione prospettica delle prove.
  • Sulle misure cautelari, elementi come la destituzione dal servizio e il mantenimento di rapporti con la pubblica amministrazione possono integrare esigenze cautelari e giustificare misure anche non detentive più incisive (es. arresti domiciliari), se la motivazione è logica e proporzionata.
  • Se si sostiene che somme corrisposte avevano finalità lecite (es. preparazione a prove di concorso), è necessario fornire elementi concreti e documentali che possano contraddire la lettura della pubblica accusa (contratti, ricevute, elementi probatori a sostegno della finalità lecita).
  • In caso di ricorso manifestamente infondato in Cassazione, è prevedibile condanna alle spese e applicazione delle sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; valutare la solidità dei motivi prima del deposito.

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