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Sentenza

Sentenza n. 4201/2026 - Roma, Sezione 2T

per l'annullamento - della Determinazione dirigenziale di Roma Capitale, Municipio Roma I, U.O. Amm.va E.Q., Commercio Aree Pubbliche (C.A.P.) Edicole Ufficio Concessioni - Autorizzazioni Commercio Aree Pubbliche ed Edicole, del 19.01.2026n. rep. CA/152/2026 e n. prot. CA/8268/2026 - notificata al ricorrente il 21.01.2026 avente per oggetto la decadenza dall'autorizzazione amministrativa e revoca della relativa concessione di occupazione di suolo pubblico per l'esercizio del commercio su aree pubbliche nel posteggio n. 3 del Mercato Tito Speri con contestuale ordine di chiusura e diffida dalla prosecuzione dell'attività, nonché ordine di rimozione del relativo manufatto.

Giustizia amministrativa202601538

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II TerSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: determinazione di decadenza dall'autorizzazione amministrativa e revoca della concessione di occupazione di suolo pubblico, con ordine di chiusura, diffida dalla prosecuzione dell'attività e rimozione del manufatto

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente concedente)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la determinazione con cui Roma Capitale ha dichiarato la decadenza dall'autorizzazione amministrativa e revocato la concessione relativa al posteggio commerciale nel Mercato Tito Speri, deducendo, in primo luogo, l'insussistenza del presupposto regolamentare della terza contestazione di violazioni. Ha inoltre contestato l'erroneità del presupposto secondo cui la concessione sarebbe scaduta il 31 dicembre 2025, la mancata risposta dell'Amministrazione alle osservazioni difensive presentate nel procedimento e la violazione del principio di proporzionalità. In particolare, le violazioni consistevano nell'occupazione di una superficie maggiore di quella autorizzata.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a. Il primo motivo è stato ritenuto infondato perché Roma Capitale ha documentato, mediante verbali della Polizia Locale, tre occupazioni eccedenti lo spazio autorizzato: 11,10 metri quadrati in eccesso il 18 settembre 2024, 18 metri quadrati il 9 settembre 2025 e 26 metri quadrati il 30 ottobre 2025. L'art. 17 della deliberazione dell'Assemblea Capitolina n. 21 del 2021 non circoscrive le tre violazioni a uno specifico arco temporale; pertanto, non è necessaria una delimitazione temporale ulteriore. La circostanza storica delle tre violazioni è stata ritenuta obiettiva e non contestata, sicché la mancata indicazione della terza violazione nel procedimento non avrebbe potuto determinare un diverso esito. È stato respinto anche il motivo relativo alla presunta scadenza della concessione, perché tale circostanza non costituiva la ragione fondante della decadenza, basata invece sulle tre violazioni dell'art. 17, comma 1, lettera c), della DAC n. 21 del 2021. La censura sulla mancata partecipazione procedimentale è stata ritenuta irrilevante, poiché le violazioni risultavano da verbali assistiti da pubblica fede quanto ai fatti descritti, superabili solo mediante querela di falso. Infine, il TAR ha escluso la violazione della proporzionalità: in presenza della causa automatica di decadenza prevista dal regolamento, l'Amministrazione non deve svolgere una distinta valutazione di proporzionalità; la previsione non è sproporzionata, considerata la reiterata inosservanza delle prescrizioni da parte del concessionario e la limitatezza del bene pubblico sottratto all'uso collettivo. Il ricorrente è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre oneri riflessi.

Norme richiamate

  • art. 17 DAC n. 21/2021

    Sono cause di decadenza dalla concessione: (...) l’occupazione eccedente lo spazio autorizzato dall'atto di concessione (...) Il mancato adeguamento all’ordine nel termine prescritto oppure la terza contestazione di una delle violazioni di cui al comma 1, comportano automaticamente la decadenza dalla concessione dell’occupazione di suolo pubblico

    La terza contestazione dell'occupazione eccedente lo spazio autorizzato determina automaticamente la decadenza dalla concessione; in assenza di una diversa previsione, le tre violazioni non devono essere collocate entro uno specifico arco temporale.

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata quando ne ricorrono i presupposti, previo avviso alle parti.

Massime di principio

  • Quando un regolamento comunale prevede che la terza contestazione di determinate violazioni delle prescrizioni concessorie comporti automaticamente la decadenza dalla concessione, l'Amministrazione può adottare la decadenza senza una distinta valutazione discrezionale di proporzionalità, purché siano accertate le violazioni previste dalla norma.
  • In assenza di una specifica previsione regolamentare, la reiterazione delle violazioni che determina la decadenza non deve necessariamente essere circoscritta a un determinato arco temporale.
  • I verbali della Polizia Locale fanno fede, fino a querela di falso, dei fatti direttamente attestati dal pubblico ufficiale; la contestazione in giudizio dell'efficacia probatoria richiede la specifica deduzione della falsità nei modi previsti dall'ordinamento.
  • La mancata indicazione, nel procedimento, di una violazione ulteriore non incide sulla legittimità del provvedimento quando la circostanza storica sia obiettiva, documentalmente provata e non contestata dall'interessato, e non avrebbe potuto condurre a un diverso esito procedimentale.
  • L'erronea indicazione di un presupposto estraneo alla motivazione fondante la decadenza non determina l'illegittimità del provvedimento se la misura risulta autonomamente giustificata da una distinta causa normativa effettivamente accertata.

Come è indicizzato

MateriePubblici esercizi e somministrazioneOccupazione di suolo pubblico
RamiCommercio e attività produttiveDemanio e patrimonio pubblico
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaEfficacia ed esecutorietàDifetto di motivazione

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