Sentenza n. 5258/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per l’ottemperanza della sentenza n. 2256 del 2023 del Consiglio di Stato, Sezione Quarta.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia o inesatta esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato n. 2256 del 2023, relativa alla riedizione della disciplina urbanistica dell’area
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
La società ha promosso giudizio di ottemperanza chiedendo l’esatta esecuzione della sentenza n. 2256 del 2023 e la nomina di un commissario ad acta. L’area di proprietà, già destinata all’edificazione in base a una convenzione di lottizzazione del 1935, era stata inserita nel verde pubblico dal Piano delle certezze e successivamente dal nuovo PRG di Roma. Il Piano delle certezze era stato annullato dal TAR Lazio per difetto di adeguata istruttoria sugli standard urbanistici. La sentenza del Consiglio di Stato n. 2256 del 2023 aveva riformato una precedente pronuncia, rilevando che, in presenza della riedizione di una previsione urbanistica già annullata, l’amministrazione avrebbe dovuto esplicitare le ragioni specifiche delle scelte e svolgere un’adeguata istruttoria, anche in relazione alla loro ragionevolezza e conformità al precedente giudicato. La ricorrente ha sostenuto che la proposta di variante adottata da Roma Capitale, volta ad attribuire all’area la destinazione a verde privato, non avrebbe adempiuto al giudicato, perché non avrebbe esaminato le caratteristiche dell’area, il dimensionamento degli standard, il loro eventuale dimezzamento nelle zone omogenee B e gli ulteriori elementi indicati dalla società. Ha quindi chiesto che fosse ordinata l’attribuzione di una destinazione urbanistica conforme alle caratteristiche dell’area e la nomina di un commissario ad acta. La Città Metropolitana ha eccepito il difetto di legittimazione passiva; Roma Capitale ha dedotto di avere avviato il procedimento di variante e ha sostenuto che il giudicato non imponesse una specifica destinazione edificatoria, ma soltanto un supplemento di istruttoria e motivazione.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso nei limiti indicati in motivazione. Ha respinto l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della Città Metropolitana, rilevando che essa era parte del giudizio definito dalla sentenza da ottemperare. Ha interpretato l’effetto conformativo della sentenza n. 2256 del 2023 nel senso che essa imponeva a Roma Capitale un obbligo di approfondire l’istruttoria e motivare adeguatamente la riedizione della disciplina urbanistica, ma non imponeva l’attribuzione di una specifica destinazione edificatoria né sostituiva la discrezionalità pianificatoria dell’amministrazione. Poiché Roma Capitale aveva dimostrato di avere avviato l’iter per l’adozione della variante, il Collegio ha ordinato di completare il procedimento, per la parte di competenza dell’amministrazione, senza disporre allo stato la nomina del commissario ad acta. Le spese sono state integralmente compensate.
Norme richiamate
art. 89 d.P.R. 380/2001
Roma Capitale lo richiama per evidenziare la necessità di interventi esterni nel procedimento di variante.
art. 6 d.lgs. 152/2006
Roma Capitale lo richiama in relazione agli ulteriori passaggi procedimentali necessari per la variante.
art. 4 D.M. 1444/1968
La società lo richiama per sostenere la necessità di considerare il dimezzamento degli standard urbanistici per le zone omogenee B; il Collegio non definisce autonomamente la portata della disposizione.
art. 46, comma 10, NTA del nuovo PRG di Roma
La società lo richiama per sostenere la perdurante applicazione della disciplina degli strumenti urbanistici esecutivi previgenti; il Collegio non fonda espressamente su tale disposizione la decisione.
Massime di principio
- Quando una sentenza annulla o censura una previsione urbanistica e l’amministrazione la riedita in un successivo strumento urbanistico, l’effetto conformativo può imporre una nuova e più approfondita istruttoria e una motivazione specifica sulle ragioni della scelta, sulla sua ragionevolezza e sulla conformità al precedente giudicato.
- Il giudizio di ottemperanza non può essere utilizzato per ottenere direttamente una determinata destinazione urbanistica quando il giudicato ha imposto soltanto la riedizione motivata del potere: restano salvi i margini di discrezionalità propri della pianificazione urbanistica.
- Quando l’amministrazione dimostra di avere concretamente avviato il procedimento necessario per conformarsi al giudicato, il giudice dell’ottemperanza può ordinare la conclusione del procedimento senza nominare immediatamente un commissario ad acta.
- La legittimazione passiva nel giudizio di ottemperanza sussiste nei confronti dell’amministrazione che era parte del giudizio definito dalla sentenza da eseguire.
Come è indicizzato
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