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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7578/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Ancona che aveva annullato il decreto di perquisizione e sequestro emesso dal P.M. relativo al reato previsto dall'art. 270 quinquies c.p. (finanziamento a organizzazioni terroristiche). Il P.M. aveva disposto la ricerca e il sequestro di dispositivi informatici e documentazione bancaria e di corrispondenza ritenuta pertinente. Il Tribunale del riesame aveva annullato il decreto per carenza di motivazione, rilevando che il P.M. si era limitato a indicare la norma incriminatrice e a elencare i beni da ricercare senza descrivere la condotta contestata né fornire gli elementi indizianti o il nesso di pertinenzialità. Il P.M. ha impugnato sostenendo che la descrizione era sufficiente e che molti elementi investigativi non potevano essere resi noti per esigenze riservate dell'indagine.

La decisione

Il giudice della impugnazione ha ritenuto il ricorso infondato e ha confermato i principi richiamati dal Tribunale del riesame: il decreto di perquisizione e sequestro probatorio è nullo quando si limita a richiamare la norma penale senza descrivere fatti, elementi indizianti e la finalità probatoria perseguita, non consentendo di verificare il fumus commissi delicti e il nesso di pertinenzialità dei beni. È stata quindi confermata l'annullamento del decreto impugnato. Il provvedimento ha inoltre richiamato la necessità di motivazione anche alla luce della tutela dei diritti fondamentali (diritto di proprietà e riservatezza).

Norme richiamate

  • art. 270 quinquies c.p.

    La norma è il titolo di reato contestato, ma la sentenza richiama che la semplice indicazione della norma nel decreto di perquisizione/sequestro è insufficiente: è necessario descrivere la condotta e gli elementi indizianti che rendono probabile la presenza dei beni pertinenti al reato.

  • art. 247, comma 2 c.p.p.

    Stabilisce l'obbligo di motivazione del provvedimento di perquisizione; la Corte conferma che tale motivazione, pur potendo essere concisa, deve permettere di comprendere i fondati motivi della ricerca.

  • art. 125, comma 3 c.p.p.

    Richiama l'onere motivazionale a pena di nullità anche per il decreto di sequestro probatorio; è necessario indicare la finalità probatoria e il nesso di pertinenzialità dei beni.

  • art. 42 Cost.

    Richiamato come presidio dei diritti di proprietà: l'intervento ablativo dello Stato (sequestro) richiede adeguata motivazione per non ledere ingiustificatamente il diritto di proprietà.

  • Primo Protocollo addizionale alla CEDU, art. 1

    art. 1, Primo Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Il diritto di proprietà, protetto a livello CEDU, limita gli interventi statali; il provvedimento ablativo deve essere adeguatamente giustificato in ordine alle esigenze probatorie.

  • Sez. U, n. 36072 del 19/04/2018 (Botticelli)

    Sez. U, n. 36072 del 19/04/2018

    La Suprema Corte ha affermato che il decreto di sequestro probatorio deve contenere, anche se in modo conciso, la motivazione specifica della finalità probatoria perseguita; principio richiamato e applicato nel caso.

  • Sez. U, n. 40963 del 20/07/2017

    Sez. U, n. 40963 del 20/07/2017

    Questa sentenza delle Sezioni Unite, richiamata nel dibattito, riguarda l'approdo interpretativo sui dati riservati; il Tribunale e la Corte hanno ritenuto corretta l'interpretazione che la semplice restituzione dei supporti non elimina l'interesse dell'indagato quando è stata eseguita copia forense.

  • Sez. U, n. 23 del 20/11/1996 (Bassi)

    Sez. U, n. 23 del 20/11/1996

    Principio consolidato secondo cui il decreto di sequestro deve indicare la ragione per cui i beni sono considerati corpo del reato o pertinenti, pena la nullità.

  • Sez. 3, sentenza n. 47120 del 26/11/2008 (P.M. c. Gargiulo)

    Sez. 3, sentenza n. 47120 del 26/11/2008

    Conferma che il controllo di legalità del riesame coltiva il potere di annullamento quando la motivazione è del tutto carente; il richiamo è stato applicato nel caso in esame.

Massime di principio

  • Un decreto di perquisizione/sequestro probatorio non può limitarsi alla mera indicazione della norma penale: deve contenere la descrizione, anche sintetica, dei fatti e degli elementi indizianti che giustificano la ricerca e il sequestro.
  • Per i beni informatici è necessario descrivere la finalità probatoria e perché le informazioni ritenute pertinenti non sono altrimenti acquisibili; la restituzione dei supporti dopo copia forense non annulla l'interesse dell'indagato e non supplisce all'obbligo motivazionale.
  • Il pubblico ministero nel decreto deve indicare il perimetro investigativo e, salvo esigenze di segretezza debitamente giustificate, richiamare gli elementi delle indagini che fondano la misura per consentire la verifica del fumus commissi delicti e del nesso di pertinenzialità.
  • I limiti costituzionali e convenzionali (diritto di proprietà, riservatezza) impongono un bilanciamento: l'intervento ablativo è ammissibile solo se adeguatamente motivato e proporzionato alle esigenze probatorie.
  • Il giudice del riesame o di legittimità può annullare il decreto quando la motivazione è insufficiente; quindi, in situazioni analoghe, è probabile l'annullamento del provvedimento carente di motivazione.

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