Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6206/2025 del 14/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Imparato, funzionario della Direzione provinciale dell'Agenzia delle Entrate di Pescara, era accusato di aver tentato di orientare una controversia tributaria a favore della società "Cros mercato s.r.l." ottenendo la promessa di un compenso e ricevendo un acconto di 15.000 euro. In primo grado e in appello era stato ritenuto responsabile per induzione indebita (art. 319-quater c.p.), ma la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza d'appello rimandando alla Corte d'appello la rivalutazione delle prove per chiarire se la condotta fosse caratterizzata da prevaricazione (che giustificherebbe l'art. 319-quater) o da rapporto paritario (che ricondurrebbe i fatti all'art. 318 c.p.). Nel ricorso in esame il difensore deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per omesso rispetto del mandato della Cassazione e per mancata esclusione della prevaricazione; sosteneva altresì l'assenza di un vantaggio indebito per il privato; un terzo motivo basato sul diniego di concordato è stato successivamente rinunciato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la decisione della Corte d'appello che aveva nuovamente condannato Imparato per il reato di induzione indebita ai sensi dell'art. 319-quater c.p. La Corte ha ritenuto legittimo l'adempimento del mandato della Cassazione: l'appello rescindente aveva devoluto alla Corte d'appello la verifica sulla sussistenza della condotta prevaricatrice e la Corte d'appello, rivalutando le prove, ha confermato che era emerso un abuso di funzione connotato da prevaricazione (elementi considerati: ruolo di capo dell'ufficio legale, rilevanza del debito della società, situazione processuale sfavorevole per la società, dichiarazioni telefoniche dell'imputato "aveva tutto in mano", dichiarazioni di La Valle che individuavano Imparato come colui che poteva gestire la controversia). La Corte ha inoltre respinto l'eccezione sull'assenza di vantaggio indebito, ricordando che il vantaggio può avere natura anche soggettiva e sfumata (ad es. disponibilità clientelare). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile, liquidate in euro 4.200,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 319-quater cod. pen.

    Delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità: richiede un abuso/prevaricazione del pubblico ufficiale che induca il privato alla dazione o promessa; il "vantaggio indebito" va valutato sia oggettivamente sia alla luce della percezione soggettiva delle parti; può includere anche una generica disponibilità clientelare.

  • art. 318 cod. pen.

    Reato di concussione/attività corruttiva in contesto di parità contrattuale: presuppone un accordo tra parti in posizione paritaria, senza elemento di prevaricazione abusiva del pubblico ufficiale.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Norma processuale invocata dal ricorrente con riferimento alla violazione di legge e al vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto la censura manifestamente infondata in quanto il mandato della Cassazione e la rivalutazione delle prove sono stati rispettati.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in ordine alla valutazione probatoria e alla qualificazione del fatto; la Corte ha ritenuto che la valutazione delle prove fosse adeguata e conforme al mandato rescindente.

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Motivo relativo al concordato in appello originariamente dedotto e poi rinunciato dal difensore; non è stato più trattato nel merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze sulla condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per la condanna dell'imputato al versamento alla Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U., Maldera e altri; Sez. 6 e Sez. 3 citate)

    La giurisprudenza di legittimità è richiamata per distinguere la fattispecie di induzione indebita da quella corruttiva: la prima richiede condotta di prevaricazione del pubblico ufficiale mentre la corruzione presuppone un accordo paritario; inoltre ribadisce che il vantaggio indebito va valutato congiungendo elementi oggettivi e soggettivi.

Massime di principio

  • Quando la Cassazione annulla e rinvia per la sola rinnovazione della valutazione della qualificazione giuridica, la Corte d'appello può legittimamente rivalutare le prove nel perimetro indicato dalla Cassazione per determinare se la condotta fosse connotata da prevaricazione o da rapporto paritario.
  • La distinzione tra art. 319-quater c.p. (indu- zione indebita) e art. 318 c.p. (accordo corruttivo/par condicio) si fonda sull'esistenza di un elemento di prevaricazione abusiva del pubblico ufficiale; elementi fattuali rilevanti includono ruolo/autorità del pubblico ufficiale, l'atteggiamento di soggezione del privato, l'entità del debito o del danno potenziale e dichiarazioni che manifestino il potere di influire sull'esito.
  • Il "vantaggio indebito" deve essere valutato non solo oggettivamente ma anche in relazione alla percezione soggettiva del privato: utilità future, disponibilità clientelare o protezione possono costituire vantaggio indebito anche se non immediatamente quantificabili.
  • La prova della prevaricazione può emergere da un insieme di indizi coerenti (ruolo dell'agente, gravità dell'interesse del privato, dichiarazioni che mostrano controllo della materia, pagamento effettivo o anticipo): la presenza di tali elementi rende più probabile la qualificazione secondo l'art. 319-quater.
  • Se si ritiene che il rapporto fosse paritario e non sussista prevaricazione, la fattispecie potrebbe ricondursi all'art. 318 c.p. con possibili implicazioni sulla prescrizione; dunque va posta particolare cura nella ricostruzione del rapporto di potere e nelle prove dirette e indirette.
  • In sede di impugnazione e ricorso in Cassazione è importante circoscrivere i motivi alle questioni giuridiche realmente non devolute al giudicato: censure che richiedono la riconsiderazione integrale di fatti già accertati dal giudicato sono difficilmente ammissibili.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.