Cassazione Penale, Sentenza n. 21154/2024 del 29/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 21/06/2023 che aveva respinto la richiesta di misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente denunciava: (a) errata applicazione di legge sui presupposti per concedere l'affidamento in prova; (b) vizio di motivazione, contestando la presunta contraddizione tra il riconoscimento di un percorso di revisione critica e la persistenza di una residua pericolosità sociale, ritenendo deboli gli indici di pericolosità indicati dal Tribunale e contestando la valutazione negativa sulla mancanza di un programma strutturato di reinserimento e sull'assenza di esperimenti esterni (permessi premio) già effettuati.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione di fatti e valutazioni di merito già congruamente effettuate dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto legittima e non illogica la valutazione del Tribunale relativa a una "quota residua" di pericolosità sociale, sulla base della gravità e della prossimità temporale dei fatti e della pendenza di procedimenti analoghi, che giustificava il rifiuto di una misura ampia e non contenitiva come l'affidamento in prova. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla cassa delle ammende la somma di euro tremila ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 616 codice di procedura penale
ai sensi dell' art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la sanzione pecuniaria a carico della parte che propone ricorso inammissibile, salvo elementi che escludano la colpa; qui è stata applicata la sanzione di euro 3.000 per l'inammissibilità del ricorso.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. I)
Sez. I n. 15064 del 6.3.2003, rv 224029; Sez. I n. 5689 del 18.11.1998, dep.1999, rv 212794
Principio consolidato che l'emersione di indici di ravvedimento o inizi di recupero non è di per sé sufficiente per l'accesso all'affidamento in prova, dovendosi valutare la progressività e la gradualità dei risultati del trattamento e l'assenza del pericolo di recidiva.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non è sede per la rivalutazione del merito o per riesaminare valutazioni discrezionali e fattuali svolte dal giudice di merito; i ricorsi che mirano a contestare fatti o valutazioni di affidabilità vengono dichiarati inammissibili.
- Per l'accesso all'affidamento in prova al servizio sociale è determinante la valutazione dell'assenza del pericolo di recidiva; segni iniziali di ravvedimento non bastano se non supportati da risultati progressivi e sperimentazioni esterne adeguate.
- La gravità e la recente commissione dei reati, nonché la pendenza di procedimenti per fatti analoghi, possono legittimamente giustificare il diniego di misure alternative ampie e non contenitive.
- Chi richiede l'affidamento dovrebbe documentare un programma di reinserimento strutturato e, se possibile, aver già effettuato esperienze di prova esterne (es. permessi premio) per rendere più solida la richiesta in sede di merito.
- Per evitare sanzioni (art. 616 c.p.p.) è opportuno che il ricorso in cassazione contenga censure di diritto o denunzi evidenti vizi motivazionali logico-giuridici, non semplici richieste di riconsiderazione dei fatti.
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