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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30246/2023 del 12/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso l'ordinanza del 09/12/2022 del Tribunale del Riesame che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari; il ricorrente deduceva carenze, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di reità (reati di usura e di estorsione, distinti in vari capi), contestando l'attendibilità delle dichiarazioni delle persone offese, la mancanza di riscontri esterni, la qualificazione dello stato di bisogno (art. 644 c.p.) e la sussistenza e attualità delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione), nonché la violazione dell'art. 274 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità e per mera reiterazione di doglianze di merito già esaminate e confutate dal Tribunale; ha ritenuto insindacabile in sede di legittimità la valutazione della gravità indiziaria e della credibilità delle persone offese, salvo manifeste contraddizioni che non emergono nel caso; ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla contestazione di più reati e alla loro ricaduta nel complesso accusatorio; utilizzato per inquadrare la pluralità dei fatti ascritti all'indagato

  • art. 644 cod. pen.

    Norma sull'usura; la Corte richiama il principio consolidato secondo cui lo "stato di bisogno" ai fini dell'aggravante può derivare da cause di qualsiasi natura (anche necessità di sostenere parenti), e pertanto la valutazione del Tribunale che ha ritenuto sussistente lo stato di bisogno è corretta

  • art. 644, comma quinto, n. 3 cod. pen.

    Specificazione dell'aggravante richiamata in rapporto alle circostanze che hanno indotto la vittima a ricorrere al credito usurario; la Corte conferma che la giurisprudenza ammette una lettura ampia dello stato di bisogno

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione; citata quale reato contestato insieme all'usura nella batteria di imputazioni valutate dal Tribunale

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente quale parametro procedurale relativo alla motivazione delle decisioni cautelari; la Corte ha ritenuto la doglianza aspecifica e non sorretta da elementi idonei a dimostrare un vizio rilevante di motivazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato per la statuizione sulle spese e sulle conseguenze economiche dell'inammissibilità; la Corte ha applicato la norma per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e ad una somma a titolo di ammenda

Massime di principio

  • La valutazione della gravità indiziaria e dell'attendibilità delle fonti è prerogativa del giudice di merito; la Cassazione controlla solo la logicità della motivazione e non può rivedere i fatti in termini di scelta probatoria.
  • Le dichiarazioni della persona offesa, se dettagliate e coerenti e se riscontrate da altri elementi (sms, tabulati, intercettazioni, documentazione bancaria, referti sanitari, ecc.), possono reggere una misura cautelare anche se non esistono profili probatori incontrovertibili.
  • Le doglianze ripetitive e non specificamente confrontate con la motivazione di merito sono considerate aspecifiche e rendono il ricorso inammissibile; il difensore deve indicare in modo puntuale il vizio di diritto o la manifesta illogicità nella motivazione.
  • Lo stato di bisogno, rilevante nell'ambito dell'usura aggravata, è interpretato giurisprudenzialmente in senso ampio e può includere diverse cause (anche l'aiuto a familiari), non richiedendo una valutazione della "meritevolezza" della necessità.
  • Per mettere in discussione la sussistenza delle esigenze cautelari in Cassazione è necessario dimostrare errori nella logica motivazionale o violazioni di legge, non meramente proporre una diversa ricostruzione fattuale.
  • La conversione o sostituzione della misura cautelare da parte del giudice di merito (es. carcere in arresti domiciliari) dimostra che il Tribunale ha valutato l'affievolimento delle esigenze cautelari; tale valutazione non è agevolmente sindacabile in sede di legittimità salvo vizi evidenti.

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