Cassazione Penale, Ordinanza n. 01555/2026 del 14/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato, nei confronti del quale era stata pronunciata sentenza di applicazione della pena dal giudice dell'udienza preliminare, ha proposto un unico motivo di ricorso deducendo violazione di legge in relazione all'art. 129 c.p.p., sostenendo che il giudice non avrebbe adeguatamente verificato l'effettiva sussistenza dei fatti e, quindi, l'eventuale ricorrenza di cause di proscioglimento. La Corte ha però rilevato che tale doglianza esula dai casi nei quali è consentito il ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento, perché l'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. limita l'impugnazione a specifiche ipotesi tassative, tra cui non rientra la censura fondata sulla mancata verifica ex art. 129 c.p.p.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il motivo fosse proposto fuori dei casi consentiti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., richiamando il principio per cui, in tema di patteggiamento, non è deducibile in cassazione la mancata verifica dell'insussistenza di cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non essendo esclusi profili di colpa nella proposizione del ricorso.
Norme richiamate
art. 129 c.p.p.
La norma sul proscioglimento immediato non può essere invocata, nel ricorso contro sentenza di patteggiamento, al di fuori dei casi tassativamente consentiti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
art. 448, comma 2-bis, c.p.p.
L'impugnazione della sentenza di applicazione della pena è ammessa solo per i motivi tassativamente indicati dalla norma: espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza.
legge 23 giugno 2017 n. 103
È richiamata come fonte di introduzione dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che ha ristretto i casi di ricorribilità della sentenza di patteggiamento.
art. 620 c.p.p.
Non citato espressamente nel testo.
Massime di principio
- Contro la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti il ricorso per cassazione è ammesso soltanto nei limiti tassativi previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; ogni motivo diverso è inammissibile.
- La deduzione della mancata verifica, da parte del giudice, dell'assenza di cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non è motivo autonomamente deducibile in cassazione avverso il patteggiamento, salvo che si ricada in una delle ipotesi specificamente previste dalla legge.
- L'inammissibilità del ricorso comporta, in presenza di profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
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