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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6258/2024 del 12/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p. per presunta mancata correlazione tra la contestazione originaria (tentata truffa) e la riqualificazione in reato diverso (art. 388 c.p.), con censure sulla possibile "riqualificazione a sorpresa" e sulla mancanza di specificità degli elementi costitutivi nella contestazione; 2) violazione dell'art. 122 c.p. e dell'art. 336 c.p.p. per avere la Corte ritenuto valida la querela presentata da un unico soggetto (Gazzè) anche a vantaggio delle due società, mentre le pretese e i lodi arbitrali erano distinti e avrebbero comportato più lesioni di soggetti diversi; 3) insussistenza del reato di cui all'art. 388 c.p. per carenza della prova dell'elemento essenziale dell'inottemperanza all'ingiunzione: mancava dimostrazione che il ricorrente fosse stato posto in mora o avesse ricevuto una intimazione precisa relativa ai lodi arbitrali

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo infondato: la riqualificazione in art. 388 c.p. non ha costituito sorpresa, essendo il fatto ricostruito in modo coerente con la dinamica processuale e con gli elementi portati a conoscenza dell'imputato; ha invece accolto il secondo motivo: ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa ai reati commessi in danno delle società Columbus Ilmi e Columbus Baga perché l'azione penale non poteva essere esercitata in assenza di querela a loro favore (art. 122 c.p. non applicabile al caso concreto, trattandosi di inottemperanze e provvedimenti distinti); infine, ha disposto l'annullamento con rinvio quanto alla posizione di Alberto Gazzè perché la sentenza non ha adeguatamente verificato e documentato l'esistenza di una ingiunzione (anche informale ma precisa) diretta al ricorrente relativa al credito vantato dal querelante; si rinvia pertanto al giudice di merito per accertare la sussistenza di tutti gli elementi del reato anche in relazione all'ingiunzione

Norme richiamate

  • art. 388 cod. pen.

    Il reato è integrato da atti simulati o fraudolenti posti in essere per sottrarsi a obblighi derivanti da un provvedimento giudiziario e dalla mancata ottemperanza a una ingiunzione precisa; la sentenza ha ritenuto che la condotta contestata potesse essere ricondotta a questa fattispecie se sussistono provvedimenti e la prova dell'ingiunzione

  • art. 521 e art. 522 cod. proc. pen.

    Invocate in relazione al vizio di correlazione tra imputazione e sentenza; la Corte ha richiamato i principi giurisprudenziali sul divieto di riqualificazione "a sorpresa" e sul diritto di difesa, rigettando la censura nel caso concreto perché la dinamica processuale aveva messo l'imputato nelle condizioni di conoscere e contestare gli elementi valorizzati in sentenza

  • art. 122 cod. pen.

    il reato commesso in danno di più persone è punibile anche se la querela è proposta da una soltanto di esse

    La Suprema Corte ha precisato che tale disposizione non opera quando si tratta di più inottemperanze distinte correlate a provvedimenti diversi o quando le condotte costituiscono più reati (concorso formale); in tali casi ogni creditore deve considerarsi persona offesa per la propria parte e la querela di uno non rende procedibile automaticamente il reato a vantaggio degli altri

  • art. 336 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ricorso in connessione alle questioni sulla querela e sulla condizione di procedibilità; la decisione ha posto l'accento sulle regole procedurali relative all'esercizio dell'azione penale e alla necessità che la querela copra la specifica posizione offesa

  • art. 2043 cod. civ.

    Richiamato dalla Corte per sottolineare che l'azione civile muove da un fatto illecito; la Cassazione ha ritenuto che gli aspetti civili prospettati dalla parte civile potevano essere rilevanti nel valutare la ricostruzione fattuale ai fini penali, pur restando distinta la sfera dell'azione penale

Massime di principio

  • La riqualificazione del fatto in giudizio non costituisce "sorpresa" se la dinamica processuale e gli atti consentono all'imputato di conoscere gli elementi contestati e di difendersi: non è necessario un confronto letterale ma una valutazione della correlazione sostanziale tra contestazione e sentenza
  • L'art. 122 c.p. non è applicabile automaticamente quando sono presenti più creditori/provvedimenti distinti: se le inottemperanze sono correlate a provvedimenti diversi o costituiscono pluralità di reati, ogni persona offesa deve risultare querelante per la relativa posizione
  • Per integrare il reato di cui all'art. 388 c.p. è essenziale la prova dell'ingiunzione (anche informale) di adempimento e della sua ricezione da parte del presunto debitore; senza tale intimazione precisa non può ritenersi compiuta l'inottemperanza rilevante penalmente
  • In presenza di lodi arbitrali o provvedimenti multipli, occorre analizzare separatamente il credito e l'ingiunzione relativa a ciascun creditore prima di ritenere procedibile il reato a loro danno
  • La strategia difensiva in casi simili deve verificare: a) la corrispondenza tra capo di imputazione e elementi effettivamente valutati in sentenza, b) l'esistenza e la tempestività della querela per ciascun soggetto leso, c) la prova dell'ingiunzione e della sua ricezione
  • L'appello della parte civile può ampliare il confronto probatorio ma non supplisce alla mancanza di condizione di procedibilità a favore di soggetti non querelanti

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