Sentenza del 24/02/2017 n. 4771 - Corte di Cassazione
TRIBUTI (IN GENERALE) - "SOLVE ET REPETE" - TERRITORIALITA' DELL'IMPOSIZIONE (ACCORDI E CONVENZIONI INTERNAZIONALI PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI) Società residenti in uno Stato membro dell'Unione Europea titolari di partecipazioni nel capitale sociale di società residenti in Italia - Distribuzione degli utili - Rimborso della ritenuta - Presupposti - Prova - Certificazione dell'autorità fiscale - Necessità.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente chiedeva il rimborso della ritenuta alla fonte applicata sui dividendi distribuiti da Ruffino il 29 luglio 2002. Sosteneva che, in quanto società madre residente in uno Stato UE e titolare di una partecipazione totalitaria, avesse diritto al rimborso ai sensi dell’art. 27-bis del d.P.R. n. 600/1973 senza dover produrre la certificazione fiscale richiesta dall’art. 27, comma 3. Contestava inoltre che il requisito del possesso della partecipazione per almeno un anno fosse rilevante e denunciava che l’Agenzia avesse sollevato solo in appello la mancanza della certificazione dell’autorità fiscale belga.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. I primi quattro motivi, relativi alla durata del possesso della partecipazione, sono stati dichiarati inammissibili: la questione era stata ritenuta superata dal giudice d’appello e i motivi non censuravano la ragione effettiva della decisione. Il quinto e il sesto motivo sono stati rigettati: nel giudizio contro il silenzio-rifiuto su un’istanza di rimborso, l’Amministrazione può difendersi anche in appello contestando la mancanza dei presupposti originari del rimborso, senza violare l’art. 57 del d.lgs. n. 546/1992. Anche il settimo motivo è stato rigettato: il rimborso ex art. 27-bis richiede una certificazione dell’autorità fiscale estera che provi la soggezione concreta della società a uno dei tributi contemplati dalla direttiva, non la sola appartenenza astratta a un regime fiscale. La ricorrente è stata condannata alle spese, liquidate in 15.000 euro, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600/1973, art. 27, comma 3
i soggetti non residenti hanno diritto al rimborso... dell'imposta che dimostrino di aver pagato all'estero in via definitiva sugli stessi utili mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero
La norma richiede che il soggetto non residente dimostri, tramite certificazione dell’autorità fiscale estera, il pagamento definitivo all’estero dell’imposta sugli stessi utili. La Corte applica questa regola quale criterio probatorio anche per il rimborso richiesto ai sensi dell’art. 27-bis.
D.P.R. n. 600/1973, art. 27-bis, comma 1
Ai fini dell'applicazione del comma 1, deve essere prodotta una certificazione, rilasciata dalle competenti autorità fiscali dello Stato estero, che attesti che la società non residente possieda i requisiti indicati alle lettere... c) del comma 1
Per ottenere il rimborso previsto per le società madri residenti in uno Stato UE, la società deve produrre la certificazione fiscale estera attestante i requisiti prescritti, incluso quello relativo alla soggezione a un’imposta ammessa dalla direttiva. Tale soggezione deve sussistere in concreto, non soltanto in astratto.
Direttiva 90/435/CEE del Consiglio, artt. 1, 4 e 5 e allegato
Ora, anche alla luce dell'elaborazione intorno al fenomeno della doppia imposizione degli utili societari (si veda sul tema Cass. n. 4165 del 2013), tale soggezione non va intesa in astratto, come mera riconducibilità della società che "rivesta una delle fame previste dall'allegato della direttiva" ad un determinato regime fiscale, ma piuttosto assoggettamento, in concreto, nel proprio Stato, della società che abbia dichiarato, in quella occasione, un determinato imponibile, a uno dei tributi indicati nell'allegato alla direttiva
Ai fini del regime di rimborso, la condizione fiscale prevista dalla direttiva non è soddisfatta dalla mera riconducibilità della società a una forma o a un regime contemplato nell’allegato: occorre provare che la società sia stata concretamente assoggettata nel proprio Stato a uno dei tributi indicati.
D.Lgs. n. 546/1992, art. 57
Nel giudizio tributario contro il silenzio-rifiuto su un’istanza di rimborso, l’Amministrazione può contestare anche in appello la mancanza dei presupposti sostanziali del rimborso. Tali contestazioni attengono all’originario tema della controversia e non costituiscono nuove eccezioni vietate, salvo il limite del giudicato.
Massime di principio
- Chi domanda il rimborso di una ritenuta deve provare i fatti che fondano il diritto al rimborso; per i dividendi, quando la legge richiede la soggezione a imposta all’estero, la prova deve essere fornita con la certificazione dell’autorità fiscale competente.
- Per il rimborso previsto per società madri UE, non basta dimostrare di rientrare astrattamente in una categoria societaria o fiscale contemplata dalla direttiva: occorre documentare l’effettiva soggezione al tributo richiesto.
- Nel ricorso contro il silenzio-rifiuto su un rimborso, l’Amministrazione può difendersi in appello facendo valere l’assenza dei presupposti originari del diritto, purché non vi sia un giudicato sul punto.
- Un motivo di impugnazione è inammissibile se riguarda una questione ormai superata nella decisione impugnata o non censura la sua effettiva ragione decisoria.
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