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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8818/2025 del 03/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la condanna di DONATO MASSIMO per il delitto previsto dagli artt. 624 e 625, comma 1, n. 7, cod. pen. Durante il procedimento di legittimità il difensore ha depositato tramite PEC la remissione di querela compiuta dall'amministratore di sostegno della parte offesa, con contestuale accettazione dell'imputato, chiedendo la rilevazione dell'estinzione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per remissione di querela validamente compiuta (art. 153 c.p.). La Corte ha rilevato che nella decisione impugnata non risultavano elementi idonei a provare l'innocenza manifesta dell'imputato né l'incontrovertibile insussistenza del fatto, pertanto non è stato adottato diverso criterio: essendo però intervenuta la remissione di querela ritualmente effettuata e accettata in pendenza del ricorso, tale sopravvenienza estintiva prevale e impone l'annullamento. In mancanza di deroga pattizia, le spese processuali sono state poste a carico del querelato (art. 340 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    Indicata come norma che definisce il delitto contestato a carico dell'imputato (reato oggetto della condanna confermata in appello).

  • art. 625, comma 1, n. 7 cod. pen. (circostanze aggravanti del furto)

    Specificazione della circostanza aggravante che ha concorso a configurare la fattispecie per la quale era stato condannato il ricorrente.

  • art. 153 cod. pen. (remissione di querela)

    La remissione di querela, se compiuta "ritualmente" (secondo le forme previste) e accettata, determina l'estinzione del reato perseguibile a querela privata; tale estinzione, se intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione, deve essere rilevata dal giudice di legittimità e comporta l'annullamento della condanna.

  • art. 340 cod. proc. pen. (spese processuali)

    In mancanza di deroga pattizia, le spese processuali relative al procedimento sono poste a carico del querelato, come disposto dalla norma richiamata.

  • Sez. U, n. 24246 del 25/02/2004, Chiasserini, Rv. 227681 (giurisprudenza)

    Principio di giurisprudenza secondo cui l'estinzione del reato per remissione di querela, se intervenuta e ritualmente accertata, prevale su eventuali cause di inammissibilità e deve essere rilevata dal giudice di legittimità purché il ricorso sia stato tempestivamente proposto.

Massime di principio

  • Se, durante la pendenza di un ricorso in Cassazione, interviene una remissione di querela ritualmente compiuta e accettata dall'imputato, il giudice di legittimità deve rilevare l'estinzione del reato e annullare la condanna senza rinvio.
  • La remissione di querela deve essere documentata e formalmente valida (compiuta secondo le forme previste) e l'accettazione da parte dell'imputato deve risultare agli atti per poter operare l'estinzione.
  • L'estinzione del reato per remissione di querela prevale su questioni processuali di ammissibilità del ricorso: la Corte di Cassazione la considera di propria iniziativa se la sopravvenienza è provata e il ricorso è tempestivo.
  • Se nella sentenza impugnata ci fossero stati elementi idonei a dimostrare l'innocenza manifesta o l'incontrovertibile insussistenza del fatto, la Cassazione potrebbe risolvere sul merito diversamente; in assenza di tali elementi, la sopravvenuta remissione estintiva ha efficacia annullatoria.
  • Sotto il profilo pratico, chi desidera far valere la remissione deve depositare tempestivamente la documentazione in Cancelleria (anche tramite PEC) e dimostrare l'accettazione dell'imputato; in assenza di pattuizioni contrarie, le spese restano a carico del querelato.

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