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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47177/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano il decreto della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva confermato la confisca di immobili a loro intestati ritenuti riconducibili a Teodoro Crea per interposizione. La Burzì ha denunciato motivazione inesistente o apparente, omissione di replica sull'esistenza di un precedente procedimento del 2004 che aveva escluso la confisca e valutazioni contraddittorie sulle capacità reddituali dell'azienda agricola familiare nel periodo 1981-1995 e successivi contributi comunitari. Il Barone ha dedotto motivazione carente in relazione all'attendibilità delle dichiarazioni del collaboratore Bruzzese e alla mancata valutazione della documentazione probatoria prodotta dalla difesa, nonché l'uso di una tabella numerica non adeguatamente giustificata e contraddittoria rispetto ad altri passaggi motivazionali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i ricorsi ritenendo che la motivazione del decreto impugnato fosse affetta da 'frattura' motivazionale e incongruenze tali da renderne oscuro il percorso logico. Ha annullato il decreto impugnato nei confronti di Burzì Clementina e Barone Francesco e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Reggio Calabria in diversa composizione perché riesamini la vicenda attenendosi ai principi di diritto indicati, con riferimento particolare all'adeguatezza e alla coerenza della motivazione e alla necessità di confrontarsi con la documentazione della difesa.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111

    Principio di ragionevole motivazione e garanzia del giusto processo, utilizzato per valutare la sufficienza della motivazione del provvedimento impugnato

  • Codice di procedura penale, art. 125

    Norma richiamata in relazione alle garanzie procedurali nel giudizio sulle misure di prevenzione e alla possibilità di ricorso per cassazione

  • Decreto legislativo n. 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia), artt. 10, 24 e 27

    Art.10 (in particolare comma 3) limita le censure in cassazione alle violazioni per motivazione assente o apparente nei provvedimenti di prevenzione; artt. 24 e 27 richiamati in relazione alle misure patrimoniali e alle garanzie difensive

  • Codice di procedura penale, artt. 648 e 649

    Richiamati dalla difesa per questioni attinenti alla confisca e ai presupposti probatori; la Corte ha considerato la necessità di valutare compiutamente tali profili

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione il ricorso per cassazione può basarsi solo sulla carenza o apparente inesistenza della motivazione del provvedimento impugnato (art.10 d.lgs. 159/2011, comma 3).
  • La motivazione del giudice deve essere coerente e completa: contraddizioni interne o omissioni rilevanti (es. mancato esame di documentazione difensiva o di precedenti decisori) possono determinare l'annullamento del provvedimento.
  • Non è sufficiente un'affermazione generica di illiceità: il giudice deve esplicitare il nesso probatorio tra capacità reddituale/documentazione economica e l'acquisizione degli immobili, specialmente quando si tratta di beni intestati a persone apparentemente 'terze'.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia devono essere valutate e confrontate con le prove documentali fornite dalla difesa; il loro utilizzo esclusivo senza adeguata motivazione può risultare insufficiente.
  • Se esiste un precedente procedimento che aveva valutato gli stessi beni (con decisione negativa alla confisca), per ritenere superato quel giudizio è necessario che emergano elementi nuovi e specifici che giustifichino una diversa conclusione.
  • In caso di annullamento per vizio motivazionale la Cassazione rinvia la causa al giudice di merito in diversa composizione perché provveda a una nuova valutazione conforme ai principi indicati.

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