Cassazione Penale, Sentenza n. 2059/2024 del 17/01/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: (1) violazione di legge per mancato riconoscimento del legittimo impedimento dell'imputato detenuto e quindi nullità della decisione per violazione del diritto di partecipare al processo (artt. 179 e 420-ter c.p.p.); (2) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla mancata prova del dolo specifico richiesto dagli artt. 8 e 10 d.lgs. n. 74/2000 (emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento delle scritture contabili), oltre alla tesi che le fatture sarebbero state emesse per truffa e non per favorire l'evasione fiscale; (3) errore nell'esclusione delle circostanze attenuanti generiche ai sensi dell'art. 62-bis cod. pen., in quanto i precedenti penali sarebbero già stati valorizzati per l'aumento per recidiva.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato in quanto infondato. La Cassazione ha ritenuto irrilevante l'assenza dell'imputato nella camera di consiglio trattata con la procedura scritta ex art. 23-bis d.l. n. 137/2020, ha confermato la sussistenza dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di occultamento/distruzione delle scritture contabili, ritenendo adeguata la valutazione probatoria (intercettazioni, riscontri contabili, ammissioni dei destinatari). Ha altresì confermato la legittimità del diniego delle attenuanti generiche pur avendo valorizzato i precedenti ai fini della recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; la ricorrente recidiva ha escluso l'estinzione per prescrizione di alcune fatture contestate.
Norme richiamate
art. 8 d.lgs. n. 74/2000
reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti
La Corte ha ritenuto sussistente il dolo specifico quando l'emissione di fatture false abbia la finalità di consentire al destinatario l'evasione fiscale; la prova può essere desunta da intercettazioni, riscontri contabili e dalle ammissioni degli utilizzatori
art. 10 d.lgs. n. 74/2000
occultamento o distruzione delle scritture contabili
La Corte ha considerato integrato il reato quando l'imputato ometteva di conservare scritture e di presentare dichiarazioni IVA, atteso il regime di tracciabilità e l'obbligo di dichiarare anche le fatture inesistenti ai fini IVA
art. 62-bis cod. pen.
circostanze attenuanti generiche
È legittimo negare le attenuanti generiche anche valorizzando i precedenti penali, anche se gli stessi sono stati usati per accertare la recidiva; il principio ne bis in idem sostanziale non impedisce utilizzi ripetuti dello stesso elemento per istituti diversi
art. 179 c.p.p.
La Corte ha ritenuto che la presunta nullità dedotta per mancata partecipazione dell'imputato non sussisteva, posto che la trattazione è avvenuta con modalità scritta/camera di consiglio non partecipata
art. 420-ter c.p.p.
diritto dell'imputato a partecipare al processo
La Corte ha richiamato il principio ma osservato che, nell'ambito della trattazione scritta/camera di consiglio, la mancata comparizione non comporta la nullità invocata
art. 23-bis d.l. n. 137/2020 (conv. con l. n. 176/2020)
La sentenza impugnata è stata pronunciata nella forma della trattazione scritta; perciò l'assenza dell'imputato alla camera di consiglio non è ostativa alla validità del giudizio
Massime di principio
- Se l'appello è trattato con la procedura scritta ex art. 23-bis (camera di consiglio non partecipata), la mancata comparizione dell'imputato detenuto non determina automaticamente nullità: occorre verificare la forma processuale adottata e le eventuali rinunce espresse.
- Per i reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 d.lgs. 74/2000) la prova del dolo specifico può essere desunta da un quadro indiziario consistente (intercettazioni, documentazione contabile, ammissioni dei destinatari); la circostanza che talune condotte possano anche integrare una truffa non esclude la configurabilità del reato fiscale.
- L'omessa tenuta delle scritture e la mancata presentazione delle dichiarazioni IVA possono integrare il reato di occultamento/distruzione di scritture contabili (art. 10 d.lgs. 74/2000); l'obbligo di dichiarare sussiste anche rispetto a fatture inesistenti in quanto l'IVA risulta dovuta ai fini formali.
- Nel valutare le attenuanti generiche e la recidiva il giudice può valorizzare i precedenti penali sia per negare le attenuanti sia per applicare la recidiva: non sussiste automatica violazione del divieto di 'ne bis in idem' sostanziale quando lo stesso elemento giustifica valutazioni su istituti diversi.
- Per la difesa in casi analoghi conviene: documentare (se possibile) l'effettiva esecuzione di prestazioni, contestare la lettura delle intercettazioni e produrre riscontri che smentiscano l'intento di favorire l'evasione fiscale; in caso di detenuti, sollecitare tempestivamente provvedimenti di traduzione o formulare espressa rinuncia in forma scritta se si intende rinunciare alla partecipazione.
- La recidiva può incidere sulla decorrenza della prescrizione; la sua rilevazione può prevenire l'estinzione per prescrizione di reati anche relativamente a fatti anteriore alla declaratoria di recidiva.
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