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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48/2022 del 05/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la condanna per appropriazione indebita e contestava la validità e la tempestività della querela a fondamento dell'azione penale. Si deduceva la violazione dell'art. 12 d.lgs. n.36/2018 per presunta tardività della querela (querela iniziale del 29/12/2015 con integrazione 20/02/2017) rispetto a fatti contestati sino al 24/01/2014, nonché carenza di motivazione con riferimento al primo motivo di appello. Si sosteneva inoltre che la querela era stata proposta dall'amministratore del condominio senza delibera assembleare e senza la comunicazione prevista dalla normativa transitoria sulla procedibilità a querela.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha rilevato che: a) questioni nuove relative alla legittimazione dell'atto propulsivo e alla idoneità della querela non potevano essere sollevate per la prima volta in Cassazione; b) il termine per la proposizione della querela decorre dalla conoscenza completa, precisa e certa del fatto-reato e non dalla data di commissione; c) è onere del ricorrente dimostrare l'inutile decorso del termine, e tale onere non è stato assolto, rendendo la censura generica e insufficiente. Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 12 d.lgs. n.36/2018

    Richiamata dal ricorrente per sostenere la tardività della querela in seguito alla novella che ha reso procedibile a querela il reato; la Corte ha ritenuto che la sola data di commissione del fatto non determina la decorrenza del termine, occorrendo la conoscenza completa e certa del fatto, per cui l'eccezione di tardività non è stata provata.

  • art. 649-bis cod. pen.

    Richiamato in relazione al mutamento della procedibilità del reato (da perseguibile d'ufficio a perseguibile a querela). La Corte ha ricordato che il termine per proporre querela decorre dalla conoscenza completa del fatto-reato.

  • art. 646 cod. pen.

    Norma sostanziale che disciplina il reato di appropriazione indebita, sul quale verteva la condanna confermata in appello; citata nel quadro fattuale ma non oggetto di annullamento in Cassazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata per l'effetto dell'inammissibilità del ricorso: condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e alla sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il termine per proporre la querela decorre dalla conoscenza completa, precisa e certa del fatto-reato, non dalla data della sua commissione.
  • Spetta al ricorrente (o a chi eccepisce la tardività) fornire elementi specifici per dimostrare l'inutile decorso del termine; deduzioni generiche sono inidonee.
  • In Cassazione non possono essere formulate per la prima volta questioni attinenti all'atto propulsivo del processo o alla legittimazione del querelante se non erano state dedotte in sede di appello.
  • La modifica della procedibilità (da perseguibile d'ufficio a perseguibile a querela) impone attenzione ai termini di querela e alla data di conoscenza del fatto, e non elimina l'onere probatorio circa la tempestività.
  • Se il ricorso è manifestamente infondato, la Corte può dichiararne l'inammissibilità e irrogare la sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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